Non siamo altro che elefanti trattenuti al palo da un sottile filo di seta.
Barbari incatenati alle silenziose città della mente.
Schiavi di idee che non ci appartengono.
Desideriamo, come disperati, libertà.
Combattiamo a pugni chiusi per conquistarla,
ma non ci accorgiamo, così facendo, di portare involontariamente la stessa nostra ombra nei cieli di chi pensiamo di amare.
Abbiamo idee preconfezionate per ogni cosa,
e ci impaurisce, ci terrorizza tutto ciò che esula dai nostri calcoli mentali.
Più passa il tempo, più questa lotta di irrigidisce,
come i fusti degli alberi, pietrificandoci, quasi, nei nostri intenti.
Per questo vale la pena di fermarsi un attimo.
Domandarci se ricordiamo il motivo originale di ciò che stiamo facendo.
Di ciò che stiamo pensando.
Di ciò che stiamo provando.
Vale la pena di considerarsi un grande ramo, importante per l'albero della propria vita, e non provare timore o invidia per i rami più giovani che possono avvicinarsi più di noi al cielo e alla luce.
Sentirsi abbandonati a sè stessi ha il solo motivo di farci rendere conto che non è il mondo ad averci accantonato, ma siamo noi stessi ad esserci allontanati da ciò che siamo realmente.
Da ciò che ci rende vivi, felici, pieni di amore.
Basterebbe voltarsi e osservare quel sottilissimo filo di seta, che a lungo ci ha fatto credere di esser confinati, e dargli uno strattone.
Ci colpevolizziamo di non esser mai abbastanza.
Colpevolizziamo chi amiamo per il nostro senso di futilità e di mediocrità.
Ma solo perchè è più facile delegare il peso delle nostre responsabilità ad un altro.
E questo è solo sinonimo di impreparazione, di debolezza.
È questo a renderci schiavi.
Solo noi stessi.
Il nostro modo di pensare.
Basterebbe concedersi il tempo di un solo respiro per comprendere che ciò è anche la soluzione del nostro intimo dilemma: cambiare modo di pensare.
In un battito di ciglia puoi accorgerti di non essere l'idea che gli altri o tu stesso hai di te, ma che tu sei molto di più del pensiero che ti ha sempre etichettato.
Tu sei ciò che decidi di essere. Per quanto banale, è altrettanto difficile deciderlo resistendo a tutte le pressioni che il mondo esterno applica su di te.
Dobbiamo ricordarci, ogni tanto, che siamo nati per amore.
Siamo cresciuti con l'amore nei nostri occhi.
E siamo destinati ad esser felici, portando in noi tutta la vita di cui siamo capaci.
Ma non dobbiamo confondere il "prendersi cura di" con il senso di responsabilità. Sono due cose totalmente differenti.
La prima nasce dalla meraviglia, da quella scarica di energia che scorre in ogni parte di te.
La seconda nasce dal senso di obbligo, dal senso di colpa, dalla paura della nostra idea delle conseguenze probabili, ma che appartengono all'incertezza del futuro.
Il fatto è che siamo qui ed ora. Il presente è la sola cosa che ci appartiene.
Quel filo di seta che ci sembra incatenare ha solo bisogno di esser scosso.
Per ricordare al mondo e a noi stessi che non siamo solo un'idea.
Per ricordare che esistiamo.
Per ricordare che siamo unici, che siamo i nostri stessi eroi.
Non per ricordare che siamo re, imperatori o regine.
Non per ricordare che siamo prìncipi, dei primus inter pares.
Ma per ricordare che siamo dei "pari tra i pari".
E siamo nati per esser liberi.
Per esser felici nel cuore.
Ed è solo questo per cui vale la pena vivere.
E questa è la nostra più sacra delle libertà da quel...
Barbari incatenati alle silenziose città della mente.
Schiavi di idee che non ci appartengono.
Desideriamo, come disperati, libertà.
Combattiamo a pugni chiusi per conquistarla,
ma non ci accorgiamo, così facendo, di portare involontariamente la stessa nostra ombra nei cieli di chi pensiamo di amare.
Abbiamo idee preconfezionate per ogni cosa,
e ci impaurisce, ci terrorizza tutto ciò che esula dai nostri calcoli mentali.
Più passa il tempo, più questa lotta di irrigidisce,
come i fusti degli alberi, pietrificandoci, quasi, nei nostri intenti.
Per questo vale la pena di fermarsi un attimo.
Domandarci se ricordiamo il motivo originale di ciò che stiamo facendo.
Di ciò che stiamo pensando.
Di ciò che stiamo provando.
Vale la pena di considerarsi un grande ramo, importante per l'albero della propria vita, e non provare timore o invidia per i rami più giovani che possono avvicinarsi più di noi al cielo e alla luce.
Sentirsi abbandonati a sè stessi ha il solo motivo di farci rendere conto che non è il mondo ad averci accantonato, ma siamo noi stessi ad esserci allontanati da ciò che siamo realmente.
Da ciò che ci rende vivi, felici, pieni di amore.
Basterebbe voltarsi e osservare quel sottilissimo filo di seta, che a lungo ci ha fatto credere di esser confinati, e dargli uno strattone.
Ci colpevolizziamo di non esser mai abbastanza.
Colpevolizziamo chi amiamo per il nostro senso di futilità e di mediocrità.
Ma solo perchè è più facile delegare il peso delle nostre responsabilità ad un altro.
E questo è solo sinonimo di impreparazione, di debolezza.
È questo a renderci schiavi.
Solo noi stessi.
Il nostro modo di pensare.
Basterebbe concedersi il tempo di un solo respiro per comprendere che ciò è anche la soluzione del nostro intimo dilemma: cambiare modo di pensare.
In un battito di ciglia puoi accorgerti di non essere l'idea che gli altri o tu stesso hai di te, ma che tu sei molto di più del pensiero che ti ha sempre etichettato.
Tu sei ciò che decidi di essere. Per quanto banale, è altrettanto difficile deciderlo resistendo a tutte le pressioni che il mondo esterno applica su di te.
Dobbiamo ricordarci, ogni tanto, che siamo nati per amore.
Siamo cresciuti con l'amore nei nostri occhi.
E siamo destinati ad esser felici, portando in noi tutta la vita di cui siamo capaci.
Ma non dobbiamo confondere il "prendersi cura di" con il senso di responsabilità. Sono due cose totalmente differenti.
La prima nasce dalla meraviglia, da quella scarica di energia che scorre in ogni parte di te.
La seconda nasce dal senso di obbligo, dal senso di colpa, dalla paura della nostra idea delle conseguenze probabili, ma che appartengono all'incertezza del futuro.
Il fatto è che siamo qui ed ora. Il presente è la sola cosa che ci appartiene.
Quel filo di seta che ci sembra incatenare ha solo bisogno di esser scosso.
Per ricordare al mondo e a noi stessi che non siamo solo un'idea.
Per ricordare che esistiamo.
Per ricordare che siamo unici, che siamo i nostri stessi eroi.
Non per ricordare che siamo re, imperatori o regine.
Non per ricordare che siamo prìncipi, dei primus inter pares.
Ma per ricordare che siamo dei "pari tra i pari".
E siamo nati per esser liberi.
Per esser felici nel cuore.
Ed è solo questo per cui vale la pena vivere.
E questa è la nostra più sacra delle libertà da quel...
...filo di seta...
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[Luca De Simone]
[Luca De Simone]
