Un buco nero che inghiotte anche la luce.
E' il vuoto che mi porto dentro, una voragine di voragini.
Sono così privo di energie che mi sento un guscio vuoto.
Ho cercato di tenermi su, ma tutto mi è insapore, vano e doloroso.
Ho cercato di dipingermi sorridente, forte e coraggioso, anche un po' per convincermi che tutto andasse bene, che fossi forte, che ce l'avrei fatta.
La realtà è che sto da schifo e, molto probabilmente, lo schifo che mi ritrovo in mano è la sola cosa che mi appartiene. E che mi sono creato io.
Tutta farina del mio sacco.
Fa paura.
Fa male.
Voragine.
Ho cercato di recuperare parte delle vecchie amicizie lasciate in sospeso. Certo, il loro conforto, quello delle persone amiche, non manca. Ma non c'è conforto in me per ogni mia scelta sbagliata.
Ogni errore brucia dentro, taglia dentro.
E mi sento un uomo sbagliato. Sono sbagliato.
Mi domando cosa di buono sia rimasto in me.
Sinceramente? Nulla.
Voragine.
Ho le mani così fredde che persino tutto ciò che è tiepido mi ustiona.
«Mani fredde, cuore caldo.»
Non sempre è vero. Non in questo caso.
Mi fa male anche il cuore, non solo emotivamente, ma anche fisicamente.
Sono giorni che lo sento pompare all'impazzata. Sento il sangue martellare nel collo, nelle orecchie.
Vorrei stringerlo nel mio pugno e fermarlo.
Vorrei trapassarlo con una lama appuntita e farla finita.
Dopotutto, a che mi è servito in 32 anni?
A far danni.
Solamente a far danni, ad ogni mio passo.
Danni a me stesso e danni nella vita di ogni persona che ha avuto la sfortuna di incontrarmi.
Vorrei fermarlo, ma non ho la forza di farlo. Farei altri danni.
Vorrei congelarlo, ma non so come fare.
Voragine.
Ho una vita davanti a me, e se solo fosse vero quanto dicono le mie mani, è ancora lunga arrivare all'ultimo mio giorno.
Ho, ora, un mondo di opportunità da cogliere, d'innanzi a me.
Non ho circoli di costrizione.
Ma ora non so di cosa farmene di tutta questa libertà.
Per me, in questo istante, significa solamente la libertà di sbagliare ancora, di farmi del male, e non mi sembra il caso di seguitare oltre.
Qualunque cosa faccia, o provi a fare, mi pare solo uno squallido tentativo di tappare falle, di posizionare rimpiazzi, di decorare un vuoto che tutto inghiotte.
E non riesco a trovare un rifugio.
Perchè sono spaventato.
Terrorizzato dalla mia pochezza, dalla mia mediocrità, dal mio senso di ineguatezza.
Non so più quale sia il mio posto.
Mi guardo allo specchio e vedo solo una scatola vuota.
Non mi riconosco.
Non so nemmeno se quello riflesso sono veramente io.
Non so più chi sono.
Non so più cosa posso offrirmi.
E mi sento sconfitto.
Fallito.
Voragine.
L'unica persona di cui mi interessava veramente ha preso le distanze, fisiche e dal cuore.
Gli amici sono distanti e, giustamente, hanno le loro, di vite, da portare avanti.
La mia famiglia è misera. Un padre che mi ha offerto solo violenza e cattiveria. Una madre che vive nel suo mondo di fantasia e che mi vomita addosso le stesse frustrazioni di quando andai via di casa.
Mio fratello più grande vive nel suo mondo. Mio fratello più piccolo è l'unico che potrebbe salvarsi, ma non riesco a prendermene cura.
Non ho il becco di un quattrino e, di conseguenza, nemmeno la possibilità di essere indipendente.
Non ho una casa, sebbene abbia momentaneamente un tetto sulla testa e di che mangiare.
Non ho una macchina o un mezzo mio per andare a lavorare. Penso comprerò una bicicletta.
Non ho un titolo di studio appetibile. Nemmeno un curriculum decente.
Non conosco nessuno, qui, a parte persone che dovrò lasciare in pace.
Non vorrei, ma devo.
Voragine.
Ho anche provato a farmi del male, fumando come un turco sigarette fino a non aver più fiato.
Stordendomi con il vino fino a barcollare.
Ma il dolore che provo dentro, e che non appartiene al mondo materiale, è di gran lunga superiore a quello che posso apportare al mio fisico. E so che non servirebbe a nulla continuare a mortificarmi.
Il problema è che sento la morte dentro, e non so come esorcizzarla.
So solo che ci vuole una gran forza d'animo e sono stanco.
C'è chi mi dice che io ho tutto, che non sono "sbagliato", ma allora perchè mi sento così?
C'è chi mi dice che io sto bene, ma perchè non mi sento così?
C'è chi mi dice che sono una persona straordinaria, ma in realtà sono solo logoro, con un buco al cuore che tutto inghiotte.
Voragine.
Poi, dall'altra parte, c'è una rabbia soffocante. Rabbia per non esser stato compreso.
Per esser stato messo da parte.
Per esser stato forse troppo "spesso", troppo pesante in situazioni critiche, delicate e difficili.
Per esser stato dato per scontato.
Non posso farne colpe a chi ha cercato leggerezza altrove, perchè so cosa significa avere dolore straziante dentro, ma so anche che non mi merito di esser trattato come una pezza da piede.
Però mi ritrovo ad elemosinare attenzione, e questo è sbagliato.
Certo, è più facile soffocare il dolore con chi ti rende le giornate piacevoli. Ed a volte mi domando «Tu ti sei mai messa nei miei panni veramente? Sei mai riuscita a vedere il mio dolore in questi anni?».
Tutto questo temporeggiare per amor della mia vulnerabilità. Perchè più profondo è il legame, più profondo è il dolore.
E forse è un cercare di tenersi puliti la coscienza la pretesa di rimanere dopo esser stato accantonato e abbandonato, come un cane.
Pensavo di meritarmi di più. Ma il detto dice che ognuno ha ciò che si merita.
Allora è lecito domandarmi: per quali colpe sto pagando? Per quali colpe sto soffrendo?
Sono stanco di star male.
Sono stanco di esser messo nel dimenticatoio, come un bigliettino di carta.
Pensavo che le difficoltà, vissute spalla a spalla, unissero, anzichè dividere.
Ho creduto fino in fondo a quel "Voletevi bene!" detto da tua zia. E ti sono stato devoto fino alla fine.
Perciò non farmene colpa se, ora che è tutto finito e svanito, anche se sbagliando, sto cercando di raccogliere i miei cocci e drizzare la spina dorsale. Ci sto provando, per lo meno, anche se barcollo e cado in continuazione. Perdonami se faccio danni, ma da quando non c'è più un "noi", l'unica cosa che mi rimane sono "io".
Non sono più la persona di un tempo. Forse non avevi ragione che sono come il vino. Mi sa di esser diventato aceto.
Mi basto da solo a punirmi, ad autocensurarmi, a farmi del male. Non infierire. E' già difficile per me.
Ma a volte penso di esser stato così abile nell'indossare maschere di circostanza che ti è facile farmi indossare anche quella del mostro, del cattivo, dell'orco della situazione.
Fallo se ti può essere utile a giustificare. Tanto sono abituato. Ma mi fa male.
I miei errori li conosco anche fin troppo bene, ora, e al momento bastano quelli a dilaniarmi.
Se devo essere odiato, detestato e ripudiato, almeno sia per ciò che faccio per egoismo, ma ricorda che io non sono solo quello.
E non puoi ignorare il cuore con cui ti ho vissuto. Non puoi ignorare i sorrisi e le gioie, le carezze ed i conforti. Non puoi ignorare il valore dei miei di sacrifici, oltre ai tuoi. Perchè esisto anche io, che ti piaccia oppure no.
Puoi voltarti dall'altro lato e far finta di nulla, ma non credo di essere ancora un fantasma.
Vorrei domandarti...a che pro?
Tanto sei innamorata di un altro, e potrà offrirti tutto ciò di cui hai bisogno. Dopotutto tu lo hai scelto.
E quando si sceglie, lo si fa sempre per il meglio, no?
Dopotutto, quello che non si ha, lo si cerca altrove, fino a quando non lo si trova.
Io non mi ci vedo più a scodinzolare. Non sono un animale domestico.
Sono il cucciolino che è cresciuto e per cui dici "Che palle, ti do via!", anche se ancora mi rimane il dubbio se tu lo avessi preso per compassione e tenerezza da cucciolo o se perchè sia da abbandonare perchè richiede troppa manutenzione.
Ho sempre pensato a noi due da anziani, invecchiati insieme e a cercar di riparare e risolvere tutto ciò che non andava. Insieme.
Tu dici che è da tempo che qualcosa si è rotto tra di noi. Io so solo che ho il cuore e la vita in pezzi, scaraventata via.
La mia consensienza è rassegnazione all'inevitabile, per cercare di darti meno dolore possibile.
Ma dentro muoio ogni giorno di più. Ed inizio ad avere il dubbio se veramente io desideri morire dentro e debba accettare tutto questo.
Ma tanto a che serve lamentarsi?
Ad un beneamato nulla.
Ed è ora di arrangiarmi.
Inutile sperare che tu tenga ancora a me.
Purtroppo la vita non è una favola.
E non c'è lieto fine per il lupo.
...voragini...
_ _ _ _ _ _ _
[Luca De Simone]
[Luca De Simone]
