02 gennaio, 2024

... colori ...

 

Mi volto per qualche istante, lasciando il mio sguardo posarsi per un attimo sui passi percorsi.

Nel silenzio dell'aurora di un nuovo giorno, persino quelle vette brulle e quei pendii aspri pare sussurrino i loro perché, in questo immenso dipinto che mi porto nel cuore.

In questo istante sospeso nel tempo, mi stringo un po' e sorrido a me stesso,

mentre gli occhi si fanno lucidi per l'immenso insieme delle emozioni che sento sgorgare nel mio petto.

No, non è per i traguardi raggiunti o per le conquiste. Nemmeno per le sconfitte, per i punti di rottura che mi hanno distrutto, o per le ferite nuove o per quelle sanate.

È vita che sento scorrere in me, un po' più liberamente, con qualche detrito in meno a deviarne il fluire.

Uno scorrere in cui, inaspettatamente, mi sento più amico di me stesso.

Ed è tutto così fragilmente perfetto che voglio immortalarlo, fotografarlo ed imprimerlo sotto le palpebre. Custodirlo tra ciò che è importante e tenerlo insieme ai miei respiri. In questa vita in cui ogni battito di cuore si somma.

Osservo questo paesaggio così ricco di ricordi. Di saluti, addii e arrivederci, di nuovi incontri con anime belle. Per ogni scambio in cui ho colto ricchezza e rugiada anche quando mi son sentito arido e deserto.

Così ricco di domande, pensieri e dubbi da aver più volte trattenutomi in apnea.

Così pieno di bivi da trovare gli attimi in cui fermarmi e domandarmi se volessi realmente continuare a percorrere sentieri che non mi appartenevano più, mentre, nel quotidiano incedere, qualcosa in me stava cambiando.

Così pieno di scelte. Alcune compiute a cuor leggero, altre ponderate, talvolta sofferte e pesanti. Ingenuamente sincere. Più consapevoli.

In cui c'è stato il benvenuto a qualcosa di nuovo. E gli arrivederci, con cui mi sono un po' allontanato dal mondo per ritrovare il mio. Per cambiare le bende e continuare a prendermi cura di me, in quel luogo in cui solo io posso raggiungermi ed offrirmi la gentilezza di una carezza che ha cambiato tutto.

Ammiro questo paesaggio, vivendo in me la meraviglia di tutto ciò che ho scoperto esser sempre stato sotto il mio sguardo, sempre a portata di mano. Ed è bastato allungare il braccio, scostare qualche filo d'erba, mettermi capo all'ingiù per guardare da un'altra prospettiva.

Questo ha cambiato tutto e chissà quante altre cose cambieranno.

Non si tratta di arrendersi all'inevitabile o di accontentarsi di briciole. Si tratta della coscienza di poter agire, manifestarsi, essere reali. Di "essere" e di godere dell'universo intero nell'immensità straordinaria delle piccole cose. Uniche, irripetibili. Del sapere che con un colpo di spugna od un soffio di vento tutto può cambiare irrimediabilmente e tu puoi fare comunque la differenza. Agire, con ciò che hai e ciò che sei.

Che è il soffio vitale di ogni respiro l'unica costante che vale tra tutte le distruzioni e dona loro un senso.

Che è il cuore che batte dentro al petto l'unica guida meritevole quando attraversi il tuo dolore più intimo e segreto.

Attraverso cui seguire il richiamo della sofferenza sino alla sua fessura, guardarci dentro ed attraversarla. Perché oltre a ciò che pensiamo un limite invalicabile giace la nostra misura, la nostra anima.

È riconnessione.

È toccarsi e prendersi per mano ancora e ancora, un passo accanto all'altro.

Farsi da guida al proprio interno, con quell'inspiegabile luce nata nei posti più impensati e che ti meraviglia perché è solo tua. Perché sei tu. E continui ad esplorarti.

Non per cacciare le ombre con l'illusione di una luce imperitura che brilli tutto a giorno. Anche perché non cresce erba dove splende sempre il sole.

Ma per incontrarle, le ombre. Conoscere le loro storie ed imparare il loro linguaggio. I loro piatti preferiti e le loro paure. Abbracciarle. Integrarle.

Leggere i loro sguardi e realizzare che hanno anche loro i tuoi stessi occhi, anche se con un punto di vista differente.

Riconoscersi, anche quando ciò che si osserva è difficile da sostenere. Scomodo. Pungente. Graffiante.

È il lato oscuro della luce, quell'ombra che fa da contorno alla linea del cielo e, in un certo senso, definisce il nostro spessore. La misura della grazia di ogni gentilezza, di ogni carezza, data e ricevuta con le mani del cuore e, per questo, sacra.

Come ogni vita che la popola. Così come quella parte di me che rimane lì a vivere sottoforma di colori e sfumature. E la sensazione di nostalgia, da quassù, è un po' più nitida e non parla di qualcosa da cui separarsi, non parla di mancanza, ma di quell'immensità che vibra oltre le parole, oltre la forma e che profuma di divenire. Di voglia a ricongiungersi al tutto.

Che profuma di nuove sfumature, di colori nuovi.

Li ho sempre cercati, viaggiando in lungo e in largo, ammirandoli e collezionandoli come tesori. Spesso affannandomi. Per poi accorgermi che sono da sempre stati nelle mie mani e bastava sedersi e giocare insieme al bambino che è in me.

Per ricordarsi come si fa.

Di quanto è bello avere l'arcobaleno tra le mani e lasciarne un po' su ciò che si tocca.

E continuare a far rivivere con semplicità, alba dopo alba, tramonto dopo tramonto, l'indissolubile realtà che unisce ogni cosa, con il suo speciale filo dai mille colori.

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[Luca De Simone]