20 gennaio, 2024

...un abbraccio per proteggersi dal vento...


Ci sono giorni in cui è un po' più complicato convivere con la meraviglia e con l'orrore di questo mondo. In cui la sensibilità, nella sua vastità, è messa a dura prova. Ed occorre lasciare andare qualcosa.

Ci sono giorni in cui, a sera, sul comodino accanto al letto, proprio accanto alla grazia dell'anima, depongo il peso dei respiri che ho trattenuto per calmare i palpitìi del cuore.

Lì, tra la sveglia ed il gomitolo di domande.

Lì, tra il libro da leggere e l'amarezza di una sensazione non ben definita, ma dal sapore di sconfitta, che appartiene ad un mondo che non comprende quanto sia banale il male e quanto, invece, sia faticoso il prendersi cura, il lenire, il salvificare, il guarire, ma anche il semplice sentire; che non comprende quanto sia dannatamente facile e rapido distruggere qualcosa o torturare, annichilire la vita di una creatura.

Che non comprende quante energie occorrano per riunire tutti i pezzi o per tenerli tutti insieme. Per custodire e rammendare quel filo di amore incondizionato e speranza che sta per strapparsi irrimediabilmente.

Che rimane sordo alla fragilità di quel filo che è la vita, a cui ci teniamo aggrappati ben saldi e che unisce tutto l'universo.

Che rimane cieco alla miracolosa unicità irripetibile che siamo e ne vede solo una forma, un numero, e che, molto spesso, non è altro che la proiezione di ciò che ci portiamo dentro e che grida: "Aiutami! Liberami!".

Ci sono sere in cui, immerso nel silenzio, realizzo, dopotutto, che forse sensibilità è riconoscere quel qualcosa che ci portiamo dentro, qualcosa che siamo. Qualcosa che abbiamo vissuto che riecheggia. Che risuona, sia nel bello, sia nel dolore.

Che sensibilità è maturità balzata fuori dal dolore di tutte quelle ferite che ti si aprono, e che si spaccano improvvisamente, lì, sulla tua pelle. E riconosci non esser tue, ma dell'altro. Poco importa sia umano o creatura.

Che sensibilità è seguire controcorrente quella sofferenza, con fatica e consumando tante energie, per tornare alla parte più vera di noi.

Che sensibilità è riconoscersi anche negli stronzi e nei pezzi di merda, sapendo di poter essere altrettanto e scegliere di non farlo. Provare persino compassione e comprensione, pur non condividendo.

Che sensibilità è quella carezza che intimamente desideri o, segretamente, quella parola che ti conforta di cui hai bisogno quando hai paura; eppure, vista da fuori, c'è sempre, fottutamente sempre, l'etichetta dell'essere esagerati, eccessivi. Di quelli che se la prendono troppo a cuore, dimenticandosi che sono quelli che se la prendono a cuore che cambiano il mondo, rendendolo un luogo migliore. Eppure tutti bramano essere presi a cuore. E amano esserlo. Siamo nati per questo, ma occorre guardarsi prima allo specchio, sciacquare il viso dalle ipocrisie e scrutarsi bene dentro gli occhi. Non l'iride colorata, ma dentro al buco nero dell'iride, porta dell'anima. E, credimi, ci vuole un fottuto coraggio per farlo. E devi imparare prima a brillare di luce propria per non esserne inghiottito.

Ci sono certe sere in cui il ricordo di quella frase letta in quel diario è così vivida da ricordarne la calligrafia. "Tutti hanno il diritto amare. E di essere amati.".

È questo il senso. È questo che dona luce ad un mondo che spesso noi stessi rendiamo grottesco e terrificante. 

C'è tutto questo e molto altro nei silenzi delle persone sensibili. Nei loro occhi che diventano lucidi improvvisamente per una sola virgola. Nei loro "Grazie" e nella loro gentilezza.

Nel loro condividersi con il loro linguaggio speciale.

Ci sono giorni in cui tutto questo è un po' troppo, ma in cui basta davvero "...un abbraccio per proteggerci dal vento...".

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[Luca De Simone]