26 febbraio, 2016

...rovo...

 


E anche questa è passata.
Una settimana in cui la luna piena si è fatta sentire più del solito. O meglio, ha fatto svalvolare la gente.
Tiro un po' le somme, mentre sorseggio un cicchetto di assenzio, piccolo lusso che mi concedo perchè mi va. Perchè lo voglio.

E riassumo, questi giorni, rispecchiandoli un po' in questa foto, in cui è immortalato un rovo selvatico sopravvissuto all'inverno.
Non solo sopravvissuto, ma proteso verso l'alto. Verso il cielo. Verso il sole.
Sfidando l'avversa forza di gravità, che verso terra tutto schiaccia.
Gioco, con i pensieri, osservandolo e cercando di vederne, in me, le similitudini.

Mi piace la pianta del rovo, non tanto per le more. Penso, per lo più, per il fatto che abbia foglie modificate in spine ricurve.
Per il fatto che abbia anche grandi foglie capaci di carpire la luce del sole.
Per il fatto che attecchisca dove meno te lo aspetti.
Per il fatto che, d'istinto, come ogni cosa dotata di vita, lotti e si arrampichi per conquistarsi la propria luce.
Per il fatto che più si addentri lo sguardo al centro del suo groviglio, più grandi sono i suoi rami, più grandi siano le sue spine e che, quindi, ci voglia una mano abile per carpirne i frutti più nascosti, a prescindere di chi sia, quella mano.

In un certo senso, siamo un po' tutti come il rovo, dalle dolci more e dalle graffianti spine, anche se a volte ce ne dimentichiamo.

Il rovo, fondamentalmente, in me vibra come la sincerità e la modestia dell'essere me stesso.

Questa riflessione mi porta ad un'altra riguardo ad una buffa abitudine.

Chi non mi conosce mi chiama per nome, e quando usa un nomignolo, in maniera conscia o inconscia, rimarca un aspetto di me che, in qualche modo, è affine alla sua, di personalità. Un po' come se venissero lanciate maschere, o mantelli dal colore differente.

Chi, anche se in maniera non profonda (dopotutto il centro del roveto è raggiungibile da pochi), mi conosce abbastanza bene, mi chiama con nomignoli, probabilmente facendo leva sul sentimento che, dentro di loro, suscita il pensiero di me. E, paradossalmente, queste ultime utilizzano il mio nome quando c'è qualcosa di serio in ballo. Come a richiamare la più totale attenzione. Ed, in genere, accade quando c'è qualcosa di importante.

Tuttavia, il mondo non è duale, non è "o bianco, o è nero".

E c'è chi si trova a metà strada.

C'è chi ti chiama per nome e basta, perchè tu sei tu. Anche senza parole.

E basta la tua sola presenza ad annunciarti, tra centinaia e centinaia di persone.

Questo è semplicemente meraviglioso, nel pieno senso della parola, e non può non strapparti un sorriso che risplende.

Ma c'è anche chi ti chiama per nome scambiandoti per qualcos'altro, o perchè non gliene frega un accidenti.

È solo questione di differenti sensibilità.

Ed, in fondo, quando ti senti come il rovo, sai bene chi desideri accanto.

Non hai bisogno di nascondere le tue spine.

E, soprattutto, puoi slanciarti verso l'alto senza avvilupparti alla forma di un altro, come fanno i rampicanti.

Esattamente come quello di questa foto.

Un rovo che è, un rovo che osa, un rovo che sfida.

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[Luca De Simone]