Fa parte del viaggio, mi dico.
Lasciare il porto per scoprire e scoprirsi, passando per l'orizzonte sconfinato degli eventi. Con, dentro al petto, quel drink di conquista e nostalgia miscelati insieme, con una scorza di audacia e dissidio; una spolverata di sogni, un po' di ghiaccio per moderare il calore alcolico delle passioni ed allungarle un po', un paio di parti di lezioni sudate, una parte di distacco, una di meraviglia, ed un altra ancora di presente.
Fa parte del viaggio, mi dico, il vestito intessuto di scelte, trama dopo trama, ordito per ordito. Dalle cuciture a volte scomode ai movimenti, ma sempre sensate dai loro perché. Dai loro voleri, come punti dritti e rovesci, tra ciò che non voglio perdere e a ciò a cui, invece, scelgo di rinunciare.
Fa parte del viaggio, mi dico, anche il guardarsi intorno per orientarsi. E può capitare, girandosi, di vedere anche le proprie ombre, e, talvolta, sentirsi un po' smarriti. Perché vedere due volte lo stesso albero, attraversando la foresta, significa essersi perduti e aver girato in tondo. Ma significa anche dover cambiare strada.
Perché fanno parte del viaggio anche i giorni di novilunio, in cui il buio è più tetro e vorrei ci fosse più silenzio in quella stanza piena di gente al centro di me stesso. Mi dico, cercando un interruttore fantasma per spegnere quella cacofonia murmurea, mentre, tra le dita, sfoglio le pagine del mio libro. Probabilmente in cerca di qualche ricordo che porti un po' di luce. O metterla, un po' di luce, in qualche ricordo.
Son due cose così enormemente differenti, ma che richiedono, paradossalmente, la stessa intensità di cuore.
Fa parte del viaggio, mi dico, il proseguire, l'incedere, non per non tornare sui propri passi, ma per tornare sempre più a sé stessi. A casa.
Quel posto in cui cessano tutte le preoccupazioni perché, forse un po' stoicamente, esiste solo il presente da apprezzare o, meglio, da amare.
Lì dove c'è anima e il tempo smette di esistere perché non ha più ragione d'essere.
Lì dove tutte le esperienze filtrate dalle emozioni diventano consapevolezza.
Fa parte del viaggio, mi dico, anche il domandarmi se tutto questo sentire sia solo un vento avverso per la deriva. Ma è solo dopo averlo scritto che realizzo che è sufficiente governare le vele a favore, e che è necessario mettere mano con fermezza a tutto il sartiame.
Perché fa parte del viaggio, mi dico, sapere che il mare gode di vita propria e non è sempre piatto, ma può essere anche agitato. E può essere tempesta. E, spesso, sono proprio queste ultime a coglierti di sorpresa.
E, quando ci sei dentro, solo tu sei in grado di salvarti, perché sei tu l'intera barca ed equipaggio insieme, mare e vento, cresta e ventre dell'onda.
Fa parte del viaggio, mi dico, che il proprio sguardo cambi per sempre ad ogni tempesta. Forse perché è proprio lì il quando la vista degli occhi diventa marginale e tutto di te irradia vita, dalla punta dell'albero maestro agli abissi imperscrutabili dei fondali. Quelli forse troppo scomodi da abbracciare, forse troppo irraggiungibili alla gente di terra, molto legata al mondo di superficie.
Fa parte del viaggio, mi dico, sapere che il mare non è per tutti.
E quel mare aperto è il mio, di viaggio.
La mia casa.
[Luca De Simone]
