31 agosto, 2007

...vibrazioni...




Oggi è ricorrenza della morte di nonno. Il cielo di stamani piange con lacrime sottili, fini, leggere. Forse la mia è solo suggestione, ma sento che la natura e il mondo intero è accanto a me, e mi parla.
L’immensità del cielo quasi non lascia distinguere una nube da un’altra.
È tutto coperto e sembra non esserci il minimo spiraglio di vento.
Gli uccelli volano bassi e questo annuncia altra pioggia.

Quando la pioggia è così leggera sembra che sia accompagnata dal silenzio, come se volesse sottolineare il tenue suono delle gocce che cadono libere nell’aria, prima che queste tocchino il suolo.
Un silenzio che è un po’ come quello di chi si desta per primo la mattina e trova la casa ancora assopita…e inconsciamente cerca di mantenerlo facendo meno rumore possibile, come fosse sacro, magico.
Mi vengono in mente tutte le volte che da piccolo mi svegliavo per primo la mattina presto. Esploravo la casa scoprendo ogni suo angolo, talvolta con una merendina o con un gioco in mano. Mi piaceva quello strano solletico sullo stomaco mentre cercavo di essere silenzioso come il silenzio.
E mi piace ancora oggi.

Mentre mi vestivo ripensavo alla giornata di ieri.
Intensa.
Nei pensieri e nelle fatiche.
A anche grazie a questo mi sono addormentato soddisfatto per avere dato il meglio di me. Compiaciuto.
Ma anche turbato dal pensiero di persone che volteggiano nell’aria come avvoltoi e dalla loro indelicatezza nei confronti di chi è in lutto.

Tutto parla.
Sempre.
Basta solo ascoltare.

Ieri sera, mentre suonavo la chitarra, mamma mi ha mostrato alcune cose di nonno. Mi sono seduto sul letto.
Un antico porta documenti in cuoio, segnato dal tempo ma integro.
Al suo interno un vero e proprio tesoro.
Un tuffo al cuore.
Il tempo che si dissolve, perdendo sempre più consistenza.
Un tesoro composto di persone, foto e ricordi.
Le foto in bianco e nero di nonno quando era giovane. Un bel ragazzo. La sua bontà traspare persino in quella foto.
La sua aura.
La sua vibrazione.
Forte.
Chiara.
E poi la sua carta di identità del 1952, le foto di suo fratello, di suo babbo, di sua mamma.
Mamma di nonno era una bellissima donna. Mamma mi ha detto che nonno l’aveva persa all’età di 8 anni, e che da allora era cresciuto assieme al suo babbo e agli zii.
Mentre guardavo quella foto mi sono domandato che tipo di persona fosse, interrogandomi, e cercando di scoprire anche il più piccolo particolare di quella foto dall’emozione e l’armonia dei suoi lineamenti. Piccoli segreti segretamente carpiti e fatti miei con la gioia di chi scopre un tesoro.
Mi sono domandato della sofferenza segreta che nonno si è portato dentro per tutta la vita chiedendomi se lui pensava che anche dicendola non si sarebbe alleggerita, o se la custodisse teneramente tenendola pulita, questa sofferenza, rendendola non più tale ma come un prezioso ricordo da tenere vivo e pulsante con cui accompagnarsi per tutta la vita, un po’ come sto facendo io con nonno. Mi sono reso conto di quanta forza d’animo lei abbia condiviso e donato a nonno, perché il suo amore è rimasto impresso in quella fotografia e in tutta la vita di nonno.
Ho visto le foto di suo babbo, dalle più recenti a quelle più lontane nel tempo, ove lui era più giovane.
La prima foto che ho visto era di lui con i capelli bianchi, dopo la guerra. Ricordo quando nonno mi parlava di lui. Era un fabbro e dopo la prima guerra fu soprannominato dagli amici Zìghìn , “Ciechino”, perché aveva perduto l’occhio sinistro per un frammento di granata. Nonno era molto legato a lui e credo anche lui a suo figlio. Nonno assomiglia molto a suo babbo, e mi ha fatto una certa impressione, non brutta, ma familiare, a tal punto che ho iniziato ad indagare anche questa foto, entrandoci quasi dentro. Mi sono immaginato la sua vita, prima e dopo la guerra, a quanto abbia amato la vita, sua moglie e i suoi figli. Alla felicità che provava quando tornava a casa dopo una giornata di lavoro e abbracciava la sua famiglia. Mi sono domandato quali fossero i suoi pensieri quando si addormentava la sera, con i muscoli delle braccia doloranti e la schiena affaticata. Ho immaginato la felicità di quell’uomo per pur avendo poco o nulla, era ricco e felice, e di come si è fatto in quattro per dare tutto se stesso alla sua famiglia nonostante tutto.
Guardando le foto più lontane nel tempo è stato come vederlo ringiovanire.
Poi ho trovato persino la carta di identità del nonno di nonno. “REGNO D’ITALIA, 1893”. L’immagine di un composto uomo, con tanti capelli portati all’indietro, giacca elegante e fazzoletto attorno al collo.
Poi altre foto ancora. Un telegramma risalente al periodo in cui nonna faceva la mondina vicino Milano.
La preziosità di quel piccolo porta documenti mi ha cullato, donandomi parte dei sapori di tutta la vita che c’è stata, talmente intensa da permeare ancora quelle foto e quei documenti di persone che mai ho conosciuto.
Tutto ciò mi ha rasserenato molto e mi ha fatto riflettere sull’importanza del cuore e sulla cura di ciò e di chi si ama.
E a come questo abbia reso piene, ricche e importanti la vita di tutte quelle persone.
Vive nel perdurare del tempo.

...vibrazioni...
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[Luca De Simone]