Sottovoce scrivo queste righe su questa pagina del block notes.
Non ho voglia di accendere il computer e scrivere a video.
Non so se e quando la trascriverò.
Non so se e quando la trascriverò.
Sono stanco.
In realtà non lo sono, ma mi sento stanco lo stesso.
In realtà non lo sono, ma mi sento stanco lo stesso.
La calligrafia è inclinata a destra, le lettere ad asta sono lunghe, le “m”, le “n” e le “u” sono come onde del mare, come le “i”.
Sono a gambe incrociate sul letto.
Sul tavolo brilla la fiamma della candela.
La cera viene consumata lentamente, adagio, senza fretta.
Come se il tempo rallentasse il suo incedere.
Prendo il mio, di tempo, per riflettere, pensare e soprattutto per respirare.
Sembra stupido, ma sto imparando a respirare da neanche un mese.
Con l’anima.
C’è silenzio in camera mia, c’è penombra.
Mi fermo qualche istante per svuotare la mente.
Inspiro pensando a qualcosa di bello, che mi rende felice.
Espiro soffiando via pensieri brutti e negativi.
Brividi caldi percorrono la mia schiena sino ad arrivare alle punta delle dita.
È energia.
Sono io.
Mi rilasso pensando a lei.
Mi manca da morire.
Sento il suono della sua voce riecheggiare nella mia mente.
Impresse come un ricamo cucito sul cuore.
La vedo sorridere, la vedo nel quotidiano che abbiamo vissuto insieme.
E penso al quotidiano che sarà.
Perché con tutto me stesso, in ogni mio singolo atomo, in ogni mio singolo istante, sono certo, assolutamente certo che è lei l’anima, corpo e cervello che desidero vedere ogni mio mattino quando apro gli occhi.
Solo lei nei giorni che verranno.
E oltre.
Comunque vadano le cose.
Con il sole e la tempesta.
Noi due, insieme.
E la vita insieme a noi.
È ciò che desidero.
La tua felicità.
I tuoi sorrisi.
Ti amo, ma queste poche lettere non possono contenere questo sentimento che è di gran lunga più grande e sconfinato come l’infinito e l’eternità moltiplicata per eoni e millenni.
Bevo un sorso d’acqua.
Osservo distrattamente l’amplificatore e la chitarra elettrica appoggiata sulla sedia.
Penso alle melodie che ho suonato prima per sfogarmi, usando un’accordatura non classica, non conoscendo le note.
Penso alle melodie che ho suonato prima per sfogarmi, usando un’accordatura non classica, non conoscendo le note.
Suonando a orecchio ho fatto cantare la chitarra con la mia voce.
Rabbiosa e serena, triste e consapevole, speranzosa e con tanta luce da voler donare.
Sabato mattina nonno è stato male, ha avuto un malore.
È entrato in coma.
L’unico nonno che è rimasto.
Orfeo, proprio come colui che, vivo, ha sfidato gli inferi per salvare la sua amata.
Un uomo che è più un padre e maestro di vita che un nonno.
Mi da sempre tanto. Ha sempre dato tutto.
Una buona e brava persona, a cui mai è stato regalato nulla, anzi, e ha sempre lottato e sudato per ottenere ciò che più gli sta a cuore.
Dicono che in coma non hai le forze per reagire agli stimoli, che sei come sospeso in un sonno.
Definizioni cliniche, esterne.
Tenendogli la mano parlo con lui. Quando non dorme capisce…reagisce con quel poco di forze che ha.
Il ritmo del respiro che muta, qualche contrazione ai muscoli, la lingua che si muove come per cercare di dire qualcosa.
Occhi che guardano.
Forse sono di parte, ma non si tratta solamente di suggestione.
Si tratta di vita che c’è e che scorre e chi è abituato a osservarla, come me, in silenzio, sa cosa intendo dire.
Ha i reni che non gli funzionano più ed è costretto ora alla dialisi per purificare sangue e tessuti. È questa intossicazione che lo ha costretto al coma.
Ho paura, gli occhi lucidi, gli arti che tremano un poco, la voce un po’ spezzata.
Ma cerco di farmi coraggio.
Da una parte c’è rabbia per il senso di impotenza, perché come un mago o un dio vorrei sistemare le cose con un lieto fine. Perché vorrei poter fare qualcosa.
Nel mentre penso a lei e a tutto ciò che ho imparato da lei, in silenzio, ammirandola e osservandola in ogni suo gesto, respiro, movimento di corpo e anima, nella sua semplicità.
Perché l’attenzione con cui un marinaio guarda il mare mentre è al porto e attende la sua nave è unica: percepisce piccole variazioni del vento, la direzione delle onde, il suono del mare…tutto quanto.
E per il semplice fatto che lei è…beh…è il mio angelo, la mia salvezza da me stesso.
È la vita che mi prende per mano.
È quel luogo nell’intero universo in cui il tempo forma una spirale di presente, passato e futuro insieme.
Per cui la rabbia è smorzata dal desiderio di fare qualcosa.
Per cui non sto combattendo con rabbia per evitare di stare male.
Sto vivendo queste emozioni intense con tutta la vita e tutto il respiro che posso, a tal punto che lacrime sono tornate a solcare il mio volto.
Lacrime di gioia e lacrime di consapevolezza.
Lacrime che non desidero nascondere.
Lacrime di tutto ciò che va oltre le parole.
Piango per tutta la vita che c’è, perché la sento tutta dentro.
Nel bene e nel male.
Insieme.
Vivo.
E lascio sia tutta la vita che c’è in me a realizzare tutto ciò che posso, nel mio piccolo.
Con il mio amore e il mio desiderio.
Tutta la mia vita è una grande preghiera al cielo e al mare, al sole e alla luna.
Una preghiera che è un canto, sottovoce, sussurrato come il vento, che chiede a tutto ciò che esiste di usare la vita che c’è in me e nella mia anima per realizzare la cosa migliore che più ritiene opportuna.
Non si tratta di un sacrificio, ma di un dono che desidero offrire come riconoscenza per tutto ciò che ho ricevuto dalla vita stessa sin dal giorno in cui sono nato.
Perché pur essendo povero, sono un uomo ricco.
La vita si è sempre presa cura di me.
E desidero ricambiare con la sola cosa che ho: tutta la mia vita e il mio desiderio.
Altro non ho.
Per questo sono ricco.
Per cui, nonno, metticela tutta e fa ciò che più ritieni opportuno.
Ricordati che qui sei desiderato.
Che qui sei la nostra felicità.
Che tu sei famiglia e casa, questo grande sentimento che ci unisce da sempre.
Ti basta solamente allungare la mano.
Salda è la presa di tutti noi.
Ti aspettiamo tutti quanti.
Sai, nonno, mamma è molto preoccupata, e si sente in gabbia per non poterti stare vicino 24 ore su 24.
È sempre stata molto severa con se stessa riguardo al cuore.
Sembra di non fare abbastanza.
Così come sembra a me.
Così come sembra sempre a te.
È una cosa di famiglia, mi sa!
Mi sa proprio di sì ;)
Cerca solo di non perdere di vista la luce dei nostri sentimenti in questo tuo difficile cammino.
Qualunque cosa tu decida di fare, ti sarà da guida.
Qualunque cosa tu decida di fare, ti sarà da guida.
Prenditi cura di te nel frattempo, e torna presto.
Ti voglio bene, nonno, con l’amore che un figlio prova per il padre.
...sottovoce...
[Luca De Simone]
