02 aprile, 2007

...amor fati...


I miei passi si muovono senza fretta sulla strada d’asfalto che mi porterà a casa.
L’aria notturna mi rilassa e l’umidità della pioggia, che leggera si libra dal cielo, mi ammanta di me stesso.
Tutto sembra un poco più mio.
Sento le gocce rinfrescarmi il volto, ma non affretterò il passo, né coprirò la mia testa con il cappuccio della felpa.
Nascondo solo i pollici nelle tasche dei jeans, lasciando le mani ad incontrare la pioggia.

Penso.

Mi accorgo che la strada che sto percorrendo non è la solita. Non la conosco, eppure in cuor mio so che arriverò a casa senza ritornare sui miei passi. Questo non mi preoccupa.
Allora mi domando perché mai le mie spalle sono un po’ più strette al mio corpo e perché io non corra da un cornicione all’altro per evitare di bagnarmi.
È l’inconfutabile certezza di non poter evitarlo.
La coscienza di esser presente con tutto me stesso in ogni singolo istante di questo evento, senza futili corse, senza destabilizzanti affanni.

Sono ad un piccolo incrocio. Il semaforo è lampeggiante. Il mio sguardo incrocia un paio di automobili. Alcuni guidatori mi hanno lanciato occhiate distratte, ricambiate da miei fermi sguardi.
Non c’è anima viva. Solo io, per le strade, e l’intermittenza di un semaforo che ciondola debolmente in balia del tenue vento, mentre in sordina piove sul mondo.
Sulla mia vita.
Non sono triste per questo.
Amo da sempre la pioggia.
La amo anche ora perché ricorda al mio tatto l’emozione delle lacrime che non ho potuto versare. Per tristezza e per gioia.
Per tutta la vita che c’è.
E che amo.
Ripenso agli ultimi giorni trascorsi fermo a questo incrocio che mai mi ha mai visto come ora, nascosto tra un battito e l’altro del cuore. Per tutta la settimana ho pensato di vivere giorni da capire e che il mondo intero dovesse comprendesse il mio timore, il desiderio mio di trovare rifugio.
Non erano giorni da capire.
Erano giorni da amare con semplicità, nonostante il peso della mia empatia che, per l’ennesima volta, mi ha mandato in debito di ossigeno.
Rancore per questa mia debolezza.
Mortificato per il senso di futilità.
Rabbia per essere un sole senza diritto di eclissi.
Per esser caduto, come queste gocce di pioggia.

Ogni cosa cade, prima o poi. Fa parte dell’ordine delle cose.
Ma non è il cadere che merita attenzione.
È importante ciò che viene dopo: la scelta.
La scelta di come reagire, il se e il quando rialzarsi.
Risorgere dalla caduta.
È una libertà di cui nessuno, nemmeno me stesso, può privarmi.

Con questa consapevolezza dispiego la mia anima, accettando il non semplice destino di essere un sole.
Rinunciando alla luna e ad altri soli.
Non so se ti ho mai detto che anche i soli hanno paura del buio.
Buffo.

Un solo desiderio è ora mio memento:
non abbandonare ciò che amo…

…tutta la vita che c’è…

…ecco i miei raggi…

…è il mio dono…

…rispettando la tanto preziosa libertà.


Amor Fati.

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[Luca De Simone]