Cerchi nell'acqua.
Di quelli creati dal mio tocco sfiorando la mente...per toccare riflessioni che in tanti piccoli cerchi si espandono, diventando sempre più grandi, importanti...sempre più lontani dal loro centro nel loro vasto orizzonte.
La superficie vibra.
La ascolto, la osservo.
E rifletto.
Rifletto su questa mattinata al lavoro, e a quanto amaro mi ha lasciato in bocca. Sono stato ripreso da una dei titolari perchè lunedì non sono andato a lavoro.
Perchè non sono andato incontro alle esigenze della ditta.
Perchè non sono stato continuativo con il mio lavoro perchè nei giorni passati LORO mi hanno concesso dei giorni di ferie che da tempo avevo chiesto. Ferie maturate e quindi già frutto del mio lavoro dei mesi passati.
Sono stato guardato come un ladro ed un bugiardo perchè sono stato a casa da lunedì fino a ieri.
A casa con una tonsillite che ancora ho e con 38 e mezzo di febbre, con tanto di mal di testa, dolore ai muscoli e denti pulsanti.
"Devi venire incontro all'azienda, alle nostre esigenze, cerca di fare uno sforzo e di venire al lavoro".
Se non avessi avuto la febbre, lo avrei fatto. Perchè mi piace lavorare, mi piace essere soddisfatto del mio lavoro, mi piace che il mio lavoro sia riconosciuto.
Attraverso il mio lavoro mi realizzo.
Tanto è vero che in due anni sono stato a casa per malattia solamente 2 volte. La prima l'anno scorso, per capodanno, proprio perchè non sono stato a casa quando ero ammalato e continuavo ad andare a lavoro ammalato, senza riuscire a curarmi bene. Morale? Una settimana da incubo a casa tra medicine e influenza. Tanto è vero che quando mi fratturai la mano destra cadendo dalla bici mentre tornavo a casa (e quindi tragitto casa-lavoro) non chiesi l'infortunio ed andai a lavorare lo stesso. Usare il pc con le mani invertite, scrivere con la sinistra anzichè la destra, fare un po' tutto invertendo i ruoli delle mani.
Evidentemente tutto questo non conta nulla, non viene considerato.
Eppure sono sempre convinto che la forza di volontà e la determinazione possono cambiare le cose, nella vita, in generale.
La forza di volontà per esempio, di arrivare al lavoro 10-20 minuti prima quasi tutti i giorni per avvantaggiarmi con il lavoro, alla maniera di "straordinari anticipati" con la sola GRANDE differenza che non ho mai chiesto che mi venissero pagati. Ma il capo, perchè esco alle 12:30 e 18:30 puntuali dice che non concedo disponibilità all'azienda, questo ancora prima che stessi a casa questo lunedì.
E allora mi domando, credo giustamente, o comunque conseguentemente, "Ne vale la pena di tutto questo barcamenarsi?".
La cosa migliore sarebbe prenderla con filosofia, in maniera pacata, e riflettere sulla cosa migliore da farsi.
Ma ora sono incazzato nero.
Perchè è come se qui in ufficio non avessi fatto nulla. Come se fossi l'idiota di turno che va in ufficio solo per fare presenza e portare a casa i soldi rubati dello stipendio.
Già era difficile sopportare di essere l'apprendista di turno da sfruttare, che nel giro di un anno ha dovuto imparare non solo a gestire le ordinarie operazioni di segreteria, fotocopie, archivio documenti, offerte, ma dover gestire il lavoro del responsabile del sistema della qualità, e quindi indici, statistiche, prove di laboratorio (per cui tutt'ora non ho l'autorizzazione), imparare a tradurre la corrispondenza commerciale, sebbene io non sia stato assunto con questo ruolo, elaborare le immagini per materiale pubblicitario e soprattutto a falsficare e modificare documenti per evitare che la ditta, appunto, eviti delle beghe per le sue ispezioni.
Tutto questo da apprendista. Sfruttato. Difficili compiti perchè uno dietro l'altro, ognuno con priorità particolari. Grande soddisfazione però nel gestirli, nell'arrivare a casa la sera e dire: "Cazzo, ho proprio fatto del mio meglio! Ho fatto bene il mio lavoro". Questa vena di soddisfazione riusciva a farmi sopportare tutto il carico di stress e stanchezza per cui la sera in settimana, da quando ho iniziato a lavorare, non esco praticamente quasi mai.
Non faccio bene il mio lavoro perchè non vado in ufficio con 38 di febbre solo perchè uno dei titolari lo fa perchè è costretta, o perchè si sente tale.
Ma dove va a finire il mio diritto, come lavoratore, di malattia? Siamo per caso tornati alla tratta degli schiavi, in cui il padrone, solo perchè ricco e danaroso, si sente in dovere di potere tutto?
Lavoro non è servitù, ma collaborazione.
E se c'è una cosa che proprio gli anni mi stanno insegnando è che la salute viene prima di tutto, perchè se non sono in salute non posso fare nulla, e non riesco ad essere utile a nessuno.
Salute significa per me potermi prendere cura di chi amo al meglio di me.
A buon rendere! Non sono lo schiavetto di nessuno!
Di quelli creati dal mio tocco sfiorando la mente...per toccare riflessioni che in tanti piccoli cerchi si espandono, diventando sempre più grandi, importanti...sempre più lontani dal loro centro nel loro vasto orizzonte.
La superficie vibra.
La ascolto, la osservo.
E rifletto.
Rifletto su questa mattinata al lavoro, e a quanto amaro mi ha lasciato in bocca. Sono stato ripreso da una dei titolari perchè lunedì non sono andato a lavoro.
Perchè non sono andato incontro alle esigenze della ditta.
Perchè non sono stato continuativo con il mio lavoro perchè nei giorni passati LORO mi hanno concesso dei giorni di ferie che da tempo avevo chiesto. Ferie maturate e quindi già frutto del mio lavoro dei mesi passati.
Sono stato guardato come un ladro ed un bugiardo perchè sono stato a casa da lunedì fino a ieri.
A casa con una tonsillite che ancora ho e con 38 e mezzo di febbre, con tanto di mal di testa, dolore ai muscoli e denti pulsanti.
"Devi venire incontro all'azienda, alle nostre esigenze, cerca di fare uno sforzo e di venire al lavoro".
Se non avessi avuto la febbre, lo avrei fatto. Perchè mi piace lavorare, mi piace essere soddisfatto del mio lavoro, mi piace che il mio lavoro sia riconosciuto.
Attraverso il mio lavoro mi realizzo.
Tanto è vero che in due anni sono stato a casa per malattia solamente 2 volte. La prima l'anno scorso, per capodanno, proprio perchè non sono stato a casa quando ero ammalato e continuavo ad andare a lavoro ammalato, senza riuscire a curarmi bene. Morale? Una settimana da incubo a casa tra medicine e influenza. Tanto è vero che quando mi fratturai la mano destra cadendo dalla bici mentre tornavo a casa (e quindi tragitto casa-lavoro) non chiesi l'infortunio ed andai a lavorare lo stesso. Usare il pc con le mani invertite, scrivere con la sinistra anzichè la destra, fare un po' tutto invertendo i ruoli delle mani.
Evidentemente tutto questo non conta nulla, non viene considerato.
Eppure sono sempre convinto che la forza di volontà e la determinazione possono cambiare le cose, nella vita, in generale.
La forza di volontà per esempio, di arrivare al lavoro 10-20 minuti prima quasi tutti i giorni per avvantaggiarmi con il lavoro, alla maniera di "straordinari anticipati" con la sola GRANDE differenza che non ho mai chiesto che mi venissero pagati. Ma il capo, perchè esco alle 12:30 e 18:30 puntuali dice che non concedo disponibilità all'azienda, questo ancora prima che stessi a casa questo lunedì.
E allora mi domando, credo giustamente, o comunque conseguentemente, "Ne vale la pena di tutto questo barcamenarsi?".
La cosa migliore sarebbe prenderla con filosofia, in maniera pacata, e riflettere sulla cosa migliore da farsi.
Ma ora sono incazzato nero.
Perchè è come se qui in ufficio non avessi fatto nulla. Come se fossi l'idiota di turno che va in ufficio solo per fare presenza e portare a casa i soldi rubati dello stipendio.
Già era difficile sopportare di essere l'apprendista di turno da sfruttare, che nel giro di un anno ha dovuto imparare non solo a gestire le ordinarie operazioni di segreteria, fotocopie, archivio documenti, offerte, ma dover gestire il lavoro del responsabile del sistema della qualità, e quindi indici, statistiche, prove di laboratorio (per cui tutt'ora non ho l'autorizzazione), imparare a tradurre la corrispondenza commerciale, sebbene io non sia stato assunto con questo ruolo, elaborare le immagini per materiale pubblicitario e soprattutto a falsficare e modificare documenti per evitare che la ditta, appunto, eviti delle beghe per le sue ispezioni.
Tutto questo da apprendista. Sfruttato. Difficili compiti perchè uno dietro l'altro, ognuno con priorità particolari. Grande soddisfazione però nel gestirli, nell'arrivare a casa la sera e dire: "Cazzo, ho proprio fatto del mio meglio! Ho fatto bene il mio lavoro". Questa vena di soddisfazione riusciva a farmi sopportare tutto il carico di stress e stanchezza per cui la sera in settimana, da quando ho iniziato a lavorare, non esco praticamente quasi mai.
Non faccio bene il mio lavoro perchè non vado in ufficio con 38 di febbre solo perchè uno dei titolari lo fa perchè è costretta, o perchè si sente tale.
Ma dove va a finire il mio diritto, come lavoratore, di malattia? Siamo per caso tornati alla tratta degli schiavi, in cui il padrone, solo perchè ricco e danaroso, si sente in dovere di potere tutto?
Lavoro non è servitù, ma collaborazione.
E se c'è una cosa che proprio gli anni mi stanno insegnando è che la salute viene prima di tutto, perchè se non sono in salute non posso fare nulla, e non riesco ad essere utile a nessuno.
Salute significa per me potermi prendere cura di chi amo al meglio di me.
A buon rendere! Non sono lo schiavetto di nessuno!
...cerchi nell'acqua...
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[Luca De Simone]
[Luca De Simone]
