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20 marzo, 2016

...domande...

Si dice che le domande messe a tacere sulla punta delle labbra raggiungano il cuore, e qui vi mettano radici profonde.
Ma devi fare attenzione al tipo di domanda, perchè potrebbe togliere spazio al cuore stesso e ai suoi palpitii.

La verità è che per quanto cerchi di trovare un senso, un nesso che accomuni tutto ciò che sta imperserverando nelle mie giornate, un senso non riesco a trovarlo.
Posso solo limitarmi a descrivere ciò che sento, in maniera più o meno onesta, ma pare non aggiunga sostanza ai fatti, nè come trovare una scappatoia.
Una fuga o un sollievo dalla tristezza e dall'inferno che mi sento dentro, sigillato tra mille e più sigilli.

Sono giorni in cui le lacrime che vorrei versare, o che appaiono all'improvviso sul mio volto, sono solo effetti collaterali di tutte le incrinature e spaccature di me stesso. Come una diga che sta per cedere, ma tu sei lì, con le braccia addosso a quelle pareti, cercando di contenere tutto ciò che altro non sapresti come contenere, o confinare.

Ma sai, in cuor tuo, che è solo questione di tempo prima dell'ennesimo collasso.
E questo senso di inevitabilità aggiunge ansia su ansia.

E' tutta una battaglia combattuta principalmente nel silenzio, sul piano non materiale.
Qualcuno direbbe che, visto che non si tratta di qualcosa di materiale, allora non valga la pena di esser considerato.

La verità è che mi sento in trappola, che mi sento solo, che non mi sento soddisfatto, che mi sento la sorte avversa da più di 80 giorni a questa parte.
Cerco di farmi andare bene cose che in realtà vorrei allontanare il più possibile da me.
Mi guardo allo specchio e provo a convincermi "Ce la puoi fare, Luca.", ma la realtà è che non ne sono poi più così tanto convinto.

Otto anni di storia scivolati via come una foglia rapita dal vento tra le mani. Tutte le certezze da riscrivere. Tutto me stesso, partendo da frammenti e zero certezze. Ma non basta. L'imprevisto continua a rotolare come macigno, giù per la montagna, travolgendo ogni cosa.

Il furto di soldi. L'incertezza lavorativa. L'abitare una casa vuota. Il dover lavorare nonostante l'influenza che fisicamente ti piega. Zero vita sociale. Ma quello che fa più male, e che è forse più difficile da giustificare, è sentire il bisogno di un caldo abbraccio e nessuno può sopperire a questa esigenza, quando il tuo cuore ne ha bisogno.
E questo è triste, molto triste.
E mi fa sentire ancora più solo, disilluso.
Disincantato.

E provi rabbia, perchè la sola cosa che vorresti è stare meglio, non sentire più quel dolore che, come un peso, opprime il petto.
Provi rabbia perchè, con arroganza, pensi di meritare almeno lo stesso benessere degli altri. O anche una briciola di esso.

Poi ti dici, va bene, consideriamo ciò che abbiamo a disposizione. Una macchina non mia per raggiungere il posto di lavoro, per cui dovrò lavorare fregandomene del fatto che sono ancora ammalato, con febbre latente da ormai una settimana e per uno stipendio che, salvo imprevisti, mi darà la gioia di poter fare una spesa "grossa" una volta al mese per riempire il frigorifero.
Certo, ci sono tutti quelli che "mi vogliono bene", per cui sono "un grande".
Ma essere "un grande", beh, costa.

Costa sacrificio, costa il non esser capito. Costa il dover indossare la maschera di circostanza per evitare di brutalizzare chi non si trova costantemente in situazioni in cui, una dopo l'altra, sei costretto a prendere scelte obbligate, seppur contro voglia.

Scelte che ti fanno male, come uncini sulla pelle.
Li osservi uno ad uno, i tuoi mostri. I loro sguardi fieri e famelici ti studiano, ti istigano, ti minacciano, ti provocano. Ti osservi nel riflesso dei loro stessi occhi, e non noti più alcuna differenza, tra te e loro.
Entrambi consumati dalla cattiveria, dal non sentirsi liberi.

Guardo il cielo sperando in un domani più clemente, ma penso di esser stato scambiato per un antico spartano. Quale senso ha tutto ciò? Quale opportunità racchiude? Perchè non comprendo.
Ogni giorno me ne capita una nuova, ed in genere non piacevole. Piove sul bagnato.
E la tentazione di mandare a fanculo tutto quanto è forte...veramente forte.
Ma amo complicarmi la vita. O meglio, mi riesce bene anche senza volerlo, ed è una cosa che non sopporto.

Tutti hanno il diritto di esser amati.
I casi sono due: o ci sono precedenze, o nel frattempo son diventato dannatamente arido.


...domande...
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[Luca De Simone]