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30 gennaio, 2008

...riflessi di vita...

Prendo qualche istante per me.
Guardo il monitor, un bianco foglio di word, poi scendo con lo sguardo.
Sulla tastiera, le mie mani.
Le guardo. Le vedo. Le osservo.
Unghie un poco lunghe per strimpellare la chitarra, un callo e una fossetta dello scrittore nella mano destra, sull’anulare e sul medio. Leggeri calli sulla punta delle dita nella mano sinistra per il premere le corde sui tasti della chitarra. L’unghia del pollice leggermente scheggiata.
Corde tese, ma morbide. Corde non nuove, che hanno cantato e che cantano con quel sound un po’ ossidato e gracchiante tipico del rocker, con quel sound di corde già assestate, stabili, in armonia con tutta la chitarra: in simbiosi con le meccaniche, in sintonia con il legno della cassa.
Anche il legno di una chitarra ne risente dei suoni che essa emette. Se non suona, il canto non avrà un bel timbro.
Proprio come se ad ogni arpeggio, ad ogni accordo, ad ogni corda vibrata, parte della mia anima fosse in parte catturata dalla chitarra stessa, come pegno della melodia creata.
Come se fosse una magia.
Un bel suono, un bel canto emette, dalla voce un po’ bassa ai toni gravi, chiara e brillante ai toni acuti.
Un po’ scordata, volutamente, perché mi piace quel sound di leggera distorsione che mantiene una certa armonia.
Un’armonia nella leggera dissonanza.
Rocker.
Rock.
Sono io.
E canto la mia vita.

Canto la vita attraverso le corde del mio animo, perché la vita è una meravigliosa ballata. Parla di tutto ciò che è vita, di tutto ciò che fa la differenza, di tutto ciò per cui vale la pena vivere e aver vissuto.
Di coraggio nello sconforto, di forza nella fiacchezza, di equilibrio nella fragilità, di calore e amore nel cuore.
Di sogni, di speranze, di futuro, ma soprattutto di presente.
Perché la vita è ora.
Con tutto quel che c’è.

Ripenso al passato, a come sono cambiato. Ripenso a quei pantaloni troppo stretti che ora mi stanno larghi larghi. Ripenso alle ferite ricevute. Ripenso alle ore che ho sprecato davanti ai videogiochi invece di leggere o uscire di casa. Ripenso a quel ragazzo tanto triste e insicuro di essere se stesso, che cercava di andare bene agli altri per essere accettato.
Ripenso alle notti passate insonni per i troppi pensieri.
Ripenso alla persona che sono stata, che ora non mi piace, ma che mi ha permesso di essere chi sono ora.
Nonostante desideri essere ancora migliore, mi piaccio.
Penso al disegno della vita, che forse aveva già tutto visto di me fin dall’inizio.
Sorrido, ringraziandola, ringraziando il dio e la dea. Ringraziando il cielo e tutta la vita che permea ogni cosa nell’universo, anche la più incredibilmente piccola.
Sono fortunato.
Grazie vita, perché non manco di nulla.
Mi hai donato tutto ciò di cui ho bisogno.
So che in un modo o in un altro, con le mie energie, posso riuscire in tutto.
Spero tanto di non deluderti.
Ce la metterò tutta, come sempre.

Pensieri che nuotano, che scorrono come un fiume di acqua sorgiva dal mormorio del vento tra le fronde degli alberi, mentre il sole cerca di fare capolino per rischiararne e scaldarne le acque. C’è serenità in tutto questo.
Un punto di equilibrio.
La chiave di volta, quel punto in un arco che regge tutto quanto.
La parte più preziosa in me, punto di forza e di fragilità al tempo stesso.
E c’è un custode in questo sacro luogo spirituale e interiore.
C’è LA custode.
Lei.
Il nesso di tutto. Il senso della mia vita. La ragione più importante per cui ogni giorno mi sveglio la mattina.
Abita il mio cuore. Mi fa sentire protetto, al sicuro. Mi fa sentire me stesso. Mi fa sentire completo.
In questo punto di equilibrio, imparo insieme a lei ad amare, a capire, a riflettere con profondità dei miei gesti, dei miei pensieri.
Ogni volta che la guardo, mi specchio nei suoi occhi. Come se ci guardassimo nello stesso specchio…l’immagine di noi riflessa negli occhi dell’altro è un po’ come un video citofono del cuore.
E il sorriso incornicia tutto.
Perché il sorriso è vita, respiro, felicità…è tutto.
È la vita che ti rapisce portandoti con sé.
Mi rapisce sempre, ogni istante, ed è fantastica.
Anzi, fantasticamente reale.
Per me è la migliore, unica, perfetta nel suo essere umana, nell’essere persona vera, di cuore.
Provo per lei il sentimento che va di gran lunga molto oltre al “Ti amo”.
Provo per le l’innamoramento che ad ogni sguardo fa sbocciare il cuore, dischiudendolo.
Mi rende ricco il solo starle accanto.
Mi rende ricco il prendermi cura di lei.
Impreziosisce magicamente il tempo mio nella vita rendendolo unico.
Sono fortunato.
Perché ogni giorno posso imparare insieme a lei ad amare.
Perché non esistono libri che lo possano insegnare. Solo il cuore di chi ama con sincerità, lealtà e rispetto può.
Con la profondità del mare, l’infinità dell’orizzonte, con l’immensità e l’altezza sconfinata del cielo.
Oltre le proprie braccia, ma non a quelle del cuore.
Sono fortunato. E amo.
Amo la vita.

Mi trasmette tanto coraggio, tanta forza, tanta voglia di fare, di creare.
Tanto desiderio di provare.
Di mettermi in gioco.
Di prendermi l’occasione per vedere se posso fare e dare ancora di più.
Tutto questo è prezioso.
E ne faccio tesoro, custodendolo.


Penso, in tutta questa ricchezza, con quel sorriso di vita che non mi potrà mai rubare nessuno, a ciò che è successo negli ultimi giorni, con la serenità più adatta ad osservare, per capire, per imparare, per riflettere.
Penso a mio padre che mi ha lasciato in pace, a cui non ho risposto con mordente, un po’ per orgoglio un po’ per rispetto nonostante tutto, alle provocazioni irrazionali e illogiche lanciatemi.
Chi è causa del suo male pianga se stesso
Non riaprirò quella porta, perché quella porta è opportunismo, crudeltà, e manca di amor proprio. La sigillo.
Penso a mio fratello, con amore. Forse lui ha sofferto molto più di me. Ripenso a quando eravamo piccini e lo guardo ora, con l’ammirazione del fratello maggiore che riconosce che il suo fratellino è un uomo. Forse questa mia sensazione si avvicina all’orgoglio di un padre per il proprio figlio, chissà, comunque è bello provarla. Gli ultimi esami che ha fatto sono andati tutti bene. Ciò nonostante, un po’ per febbre, un po’ perché si è dimenticato di prendere una volta la medicina, ha avuto una ricaduta. Ora sta meglio, ed è a casa. Ieri sera volevamo tutti vedere un film insieme, famiglia al completo. Mi dispiace di non avercela fatta ed essere collassato dalla stanchezza di una giornata piena di lavoro. Lo ammiro per l’energia e gli sforzi interiori con cui lui sta affrontando la sua battaglia, e appena arriverò a casa glielo ricorderò di persona. Perché lo stimo. Perché gli voglio bene. Perché io possa trasmettergli in qualche modo anche la mia di forza.
Penso agli ultimi dejavù avuti, e a volte mi chiedo se tutto quello che ho sognato per più volte diventerà realtà. A volte mi domando: “Chissà cosa avranno cambiato in Matrix”.
Una cosa singolare che mi sta capitando da venerdì scorso è che in prossimità di lampioni accesi, capita che ce ne sia uno che o si spegne o abbassa la propria luminosità per qualche istante. Fa molto “racconto da brividi”.

Penso a mia mamma, e all’infinito di bene che le voglio, che con coraggio cerca di mandare avanti come può la famiglia e a prendersi cura di tutti, in particolare del piccolo Yuri. Penso al calore dei suoi abbracci. Penso a suo marito, e di come si prende cura di casa e famiglia anche lui. Segretamente lo stimo, e approvo. Cerca di essere un buon marito, e un buon padre. Ci prova, e spesso ci riesce. Le energie e l’impegno che una persona impiega si vedono, o meglio, riesco a notarle spesso. Nemmeno io sono perfetto e infallibile.
La forza di volontà rimane, e si vede, mostra le proprie energie, come un’aura di infallibile sincerità.
E lo apprezzo.


...riflessi di vita...
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[Luca De Simone]