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21 giugno, 2007

...disegni sull'acqua...

Ieri sera ho fatto un po’ di straordinari al lavoro.
Ed in un sol giorno sono riuscito a fare tre piccoli “miracoli”, per cui normalmente ci vorrebbero sicuramente più di un giorno.
Non è stata una corsa contro il tempo, ma una corsa nel tempo, in cui alle rapide occhiate all’orologio è corrisposto un “voglio fare del mio meglio”.
E alla fine ci sono riuscito, con il mio ritmo, senza pressioni.
A dare il meglio di me e a riuscire nell’impresa.
Ho consegnato i documenti ai miei capi: non solo semplici fogli di carta con scritte, misure, formule e disegni, ma anche risultato delle mie energie e del mio tempo.
Un’attenta lettura da parte loro, qualche piccola nota di correzione.
“Ottimo lavoro. Grazie mille! Faremo un figurone!”.
Poi, alla mia percezione, il tempo ha iniziato drasticamente a rallentare fino a raggiungere quella dimensione in cui ogni gesto è misurato, come nella cerimonia giapponese del tè.
Sentendomi sicuro, mi sono lasciato andare, e mi sono messo in disparte per lasciarmi fare.
Per osservarmi.
In quel momento descrivibile dal suono evocato nella mente dall’immagine di acqua che si muove in superficie dal fondale.

Mi sono osservato mentre non avevo fretta e non era mio desiderio correre.
Perché sapevo che sarei comunque arrivato a casa.

Mi sono osservato mentre facevo ordine sulla mia scrivania, riponendo ogni cosa in un ordine consono, anche se non ho ancora capito a che cosa. Molto probabilmente alla misura della mia persona, ma questo non basta alla mia curiosità e al mio desiderio di scoprire.
Ogni gesto penso abbia un significato.
E mi piace imparare.
Come un bambino.

Mi sono osservato artefice del mio tempo.
Plasmati all’unisono, come una scultura, io e il tempo.
Plasmare me stesso in una tra tante forme definite.
Un’identità, un luogo e un tempo continui, non interrotti.
Un equilibrio dinamico raggiunto.
Quel punto di transizione in cui poter riflettere, esaminare ed infine decidere.
Se rifinire alcuni particolari o disfare il tutto per creare ancora dalla stessa materia, non perché non sia gradita l’ultima creazione, ma per continuare a generarmi, di nuovo.
Per scoprire la molteplicità che mi abita.
Per vivere l’emozione di osservare qualcosa di irrepetibilmente unico.
Di cui far tesoro.
Una dimensione interiore, chimica e mentale, che non ha nessi in particolare, se non con la persona che sono.
Una parentesi di follia in cui essere reali, senza condizioni.
Senza indugi.
Ove infinito si estende l’abbraccio delle stelle sui fiumi dell’anima.

...disegni sull'acqua...
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[Luca De Simone]