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19 giugno, 2007

..."tutto dipende da dove vuoi andare"...

"Che il bianco sia bianco
che il nero sia nero
che uno e uno siano due
che la scienza dice il vero
dipende
e che siamo di passaggio come nuvole nell'aria
che si nasce e poi si muore
questa vita è straordinaria
dipende
dipende
da che dipende?
da che punto guardi il mondo tutto dipende
dipende
da che dipende?
da che punto guardi il mondo tutto dipende
Ma che bello questo amore
specialmente in primavera
che domani sorge il sole perchè siamo in agosto
dipende
e che più che passa il tempo
e più il vino si fa buono
e quest'onda fa su e giù
e ti porta giù e su
dipende
dipende
da che dipende?
da che punto guardi il mondo tutto dipende
dipende
da che dipende?
da che punto guardi il mondo tutto dipende
Non ho mai vissuto niente che mi piaccia come te
e non troverai nessuno che ti ami come me
dipende
e se tu dirai di si con il suono della voce
mi vedrai come morir inchiodato alla tua croce
dipende
dipende
a che dipende?
da che punto guardi il mondo tutto dipende
dipende
da che dipende?
da che punto guardi il mondo tutto dipende"

[Jarabe De Palo, Dipende]

Ieri ho cambiato accordatura della chitarra.
Ho allentato la sesta corda, da Mi a Re.
Ed ho incominciato a suonare.
Provando, sperimentando, ascoltando.
Creando.
Suonare mi distende perché riesco a dare una forma ai pensieri.
Alle emozioni.
Così, quando senza plettro faccio vibrare le corde, trovo una dimensione in cui mi riconosco.

“…non importa come suoni, con quali dita premi i tasti e come passi da un accordo ad un altro: la cosa importante è che tu trovi la tua voce suonando la chitarra. Intendo quella voce che, quando qualcuno la ascolta, la gente pensi: «Sì, è proprio lui». Esattamente come quando riconosci Santana o Hedrix.”
Ho trovato la mia, Simo.
Così la canto e mi ascolto.

Mentre suonavo ho ripensato ad un articolo di Walter A. Brown sul sonno, basandosi sugli studi fatti da un certo Wehr. Dice che l’uomo è l’unico animale a dormire un sonno ininterrotto di otto ore circa e che il motivo deriva dai nuovi ritmi della società e dall’illuminazione artificiale, che ha prolungato la durata della giornata. Ha dimostrato che non solo negli animali esiste qualcosa di molto simile al “doppio sonno”, ossia un sonno spezzato in più fasi, ma che prima dell’avvento dell’illuminazione elettrica anche l’uomo stesso dormiva il doppio sonno.
Quattro ore di sonno, il primo sonno, dominato per lo più dalla fase REM, quella, per intenderci, dedicata ai sogni. Poi si svegliava.
In questo risveglio “di mezzo” pare sia più facile ricordare i sogni.
Trascorreva una o due ore desto per dedicarsi ad attività a seconda delle proprie necessità o bisogni, per lo più in casa.
Poi tornava ad assopirsi per altre quattro ore circa, per poi cominciare la giornata.
Questo Wehr ha dimostrato che è tendenza dell’uomo, se estraniato dal ritmo quotidiano di attività, a passare dalle otto ore ininterrotte di sonno al doppio sonno.
Pare che questo sonno spezzato sia una memoria dei primordi dell’uomo.
Stando a quanto dice l’articolo, ciò che noi consideriamo normalità, ossia dormire otto ore di sonno ininterrotte, sia un’eccezione alla condotta naturale animale.
Vengono poi citate alcune tendenze di varie etnie e popoli circa l’abitudine del sonno, come interi gruppi che dormono mediamente cinque ore per notte, per esempio.
Stando all’articolo, questo farebbe di ciò che considero la mia insonnia una specie di status naturale, e non più una sorta di malattia.
Così, mentre suonavo, pensavo non tanto alle dimostrazioni empiriche che sono state fatte, ma alla relatività, e come questa influenza fortemente le nostre vite.
Di come spesso consideriamo un evento, qualunque esso sia, giudicandolo a seconda della faccia con cui atterra la moneta, spesso ignorando che l’evento in sé non è la faccia della moneta, ma la moneta in sé.
Nonostante questo forte è il bisogno di dare un significato a “testa” o a “croce”.
E ci sentiamo imbrogliati e derubati se la moneta presenta due “testa” o due “croce”.

Da questo punto di vista non siamo diversi da spettatori di uno spettacolo di prestigio. Sul palco c’è la vita.

Resta il fatto che questa moneta, nella nostra mano, la lanciamo in aria facendola volteggiare e, mentre volteggia, luce e ombra si alternano indistintamente sulle facce.
Questa semplice immagine, della moneta che rotea per aria, mi è rimasta fortemente impressa.
Anche perché se lanciamo la moneta, significa che la abbiamo già in mano.

Mi arrogo la presunzione di affermare che siamo ricchi.
Abbiamo tante monete in mano, tante altre nel borsello.
E poi con la questione dell’Euro, queste monete valgono di più ;)

“Puoi decidere se provare rabbia nei miei confronti perché non te l’ho voluto dire o scegliere di starmi vicino”.
 
Ricordo bene queste parole e il suono della tua voce, scricciolo. E seppur a distanza di anni, ogni volta mi insegnano qualcosa di nuovo, di sempre più profondo.
Ed in questo riesco a trovare l’appiglio di cui ho bisogno per rialzarmi in piedi ancora una volta e riuscire ad affrontare la mia battaglia di adesso, per affrontare le mie paure e fortificare le mie debolezze.

“…I’ll be strong
and I will shine,
I will take your pain away…”

Sai, scricciolo, alla fine ho preso una decisione, e ora sono più sereno, anche se ti confesso di guardare un po’ di più ai miei passi e molto meno all’orizzonte.
Almeno per ora.
Mi sono fatto coraggio e ho seguito la mia voce, anche se dolorante e con il batticuore.
Ho preso questa moneta e l’ho messa al sicuro in tasca, fregandomene di testa e croce.
Mi sono accorto di preferire di non abbandonare ciò che amo, di non volerlo perdere e di volermene prendere cura.
Perché forse è per questo che ho la fortuna di sapere, come dicono gli altri, "essere forte".
Non per fare terra bruciata.
Non per essere arrogante e presuntuoso.
Dopotutto ciò che conta nella vita non sono le giustificazioni, ma produrre qualcosa.
Così alla fine, scricciolo, ho preso il telefono e composto quel numero.
E abbiamo parlato, rendendomi conto di aver già involontariamente iniziato a reinventarmi ancora una volta, con pazienza e tanto desiderio.

“I viaggi che ci spinge a fare la vita
sono lezioni di danza impartite da Dio”

Di aver ripreso la penna in mano gettata via con capriccio per paura di me stesso, di aver voltato pagina e iniziato a scrivere un nuovo capitolo di getto, esattamente come queste righe.
Senza censure e con qualche scarabocchio.
Animato da emozioni intense.

Non so ciò che sarà, se perderò tutto oppure no: so solo che desidero andare fino in fondo.
Con passione.
Per non aver rimpianti comunque vadano le cose, nella buona e nella cattiva sorte.
Voglio provarci.
Vedere fino a dove posso arrivare.
Non me la sento di rinunciare.
Non oggi.
Come dice lo Stregatto di Alice,


…“tutto dipende da dove vuoi andare”…
_ _ _ _ _ _ _
[Luca De Simone]