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06 aprile, 2007

...nodi da sciogliere...

Battaglia altalenante.

Parata, attacco e parata di nuovo, per poi ricominciare da capo.
Un continuo schermirsi di difese e di attacchi, con posizioni di guardia ad invito.
I fraseggi continuano, le menti si studiano, i corpi si scaldano.
Un sottilissimo gioco di misure attorno al cerchio del duello.
Le memorie del campo di battaglia, libero da regole, alimentano sempre più il fervore dell'anima...
...lì, dove l'avversario che soccombe è la grazia...
...lì, dove l'ego è ammaliato dal clangore di ogni colpo vibrato...
...lì, dove il fraseggio è l'unica misura del tempo...
L'avversario incalza. Guadagna terreno, avvicinandosi.
Sotto la sua offesa l'istinto si ribella, è più forte di me.
Attacco, con impeto.
...non per vincere il duello cortese...
Il clangore dei colpi mi assorda, come sul campo di battaglia.
...ora non mi importa vincere il duello cortese...
Colpisco il mio avversario con cattiveria.
...voglio solo farti male...
Carico di forza il colpo ed entro in gioco stretto. Non sarà la tua arma a tenermi lontano.
...desidero tu senta il mio fiato sul tuo corpo, far tremare le tue certezze...
Ti guardo con sfida anche se mi hai ferito.
...questo tuo duello è una battaglia per me...
Ma lentamente lo specchio si infrange sotto i miei colpi, lasciando solo frammenti di riflesso e una cornice vuota.
Così mi domando cosa mi ha rapito a tal punto da perdere il controllo, da ferirmi.


Rifletto su questo dipinto di parole, scritto di getto. Lo osservo, lo analizzo, lo critico.
La prima cosa che mi viene in mente è lo strano dualismo.
L'attacco che andrà a trasformarsi necessariamente in una parata.
La parata per attendere il colpo e contrattaccare una volta che il colpo sarà scaricato, inoffensivo.
Penso a come questo schermire sia simile al mio io quotidiano: l'aggressività che nasconde un fortissimo desiderio di difesa, la serenità che cela la consapevolezza di saper come parare e rispondere.
Questo è riconducibile al principio karmico di causa ed effetto. Segue un suo schema.
E' importante, ma non è ciò che cattura la mia attenzione nel dipinto di parole.
E' lo specchio infranto con i suoi frammenti, sparsi a terra ma ancora capaci di riflettere, e la sua cornice, immutata dall'evento.
Cosa rappresentano?

Forse la cornice dello specchio rappresenta la realtà e il resto il nodo da sciogliere. Probabilmente il volto di quel attore, che guarda la mimesi delle maschere che osserva tra le mani, cercando di capire quale di queste concederà lui la catarsi.
Purificazione da cosa? Perdono di chi?
Purificarsi dal proprio male?
Perdono per aver vinto e al tempo stesso aver perduto contro se stessi?
E' orgoglio l'impeto? E si contrappone a umiltà?

Inizio a credere che lo sciogliere questi nodi renda un po' più stabile il fragile equilibrio di noi stessi, ma non lo possa risolvere.

E' il proprio volto, quando rinuncia alla mimesi, a concedere la catarsi, e specchiandosi nei frammenti di vetro sparsi a terra mi ricorda di non affidare tutto alle maschere di scena, alla propria forza fisica, all'orgoglio cieco di vincere a tutti i costi la sfida.

E' quasi paradossale: creiamo i nostri nodi per poi cercar di scioglierli al massimo delle nostre attenzioni e capacità.

Insani. Pazzi. E al tempo stesso geniali...


...i nodi da sciogliere...

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[Luca De Simone]