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20 luglio, 2024

... riconoscere ...


Sai? Hai presente quando fiuti l'aria e senti quell'impercettibile cambiamento? Quello che preannuncia nuvole in arrivo? Splende ancora il sole, non c'è uno sbuffo di vento, ma tu sai già che arriverà la pioggia.

È come un'eco che sembra provenire dal futuro, anche se, in realtà, è qui ed ora.
Perché ne riconosci i segnali.

È difficile da spiegare e, forse, non ha senso nemmeno giustificarlo. Spesso sapere le cose non significa conoscerle. Non si può sapere il prodigio di un miracolo; ed anche se fosse possibile, rimarrebbe su di un piano totalmente diverso dalla meraviglia di esperirlo. Di viverlo sulla propria pelle.

Impari, strada facendo, a riconoscere i segni a te familiari come cerchi che increspano la superficie dell'acqua e si propagano. Come vibrazioni di un suono che raggiungono le profondità.
Ciò che fa la differenza è la densità di ciò che viene attraversato.
Questo dice già molto.

Probabilmente è anche il motivo per cui impugno questa penna e compio il mio atto di connessione. Più che chiarosensenzia, assomiglia più ad uno dei miei soliti, primitivi ed impulsivi, esorcismi.
Incanalare la visione e trasferirla all'inchiostro sulla carta. Vederne le forme. Studiarla. Ed entrare in lei dai punti in apparenza più accessibili. Attraverso le giunture, in cui la flessibilità abbraccia la connessione. E abbraccia la sincera vulnerabilità inevitabile.
Fino a diventare un tutt'uno.
Ma, a volte, la chiave di lettura è l'ultima del mazzo, con tutto quello che ne consegue prima. Altre volte occorre, invece, il grimaldello.

Sono così certe notti.
Fatte di molto da dire e nessuno ad ascoltare, in un mondo che dorme già. Che sogna riposando l'anima e la nutre di sogni belli.

Mentre mi domandavo chi altri, in questo istante nel mondo, stesse sentendo un po' ciò che sento io, un pappo di soffione, leggero e sospinto da un piccolo sbuffo di vento, è giunto a me, posandosi sulla mia mano.

Ed ho sorriso, sentendomi più leggero, lasciando andare le domande caustiche di ombre mormoranti, che ogni tanto tornano a riva, sospinte dalle onde.
Sì, perché certe notti non accendo lumi e mi sincero di ciò che c'è.
Un pensiero, una gentilezza, una presenza o un'assenza.
Sono tutte cose che, al buio, si riconoscono dal loro odore. Dal loro fruscio. Dalla sensazione al tatto.
E la vicinanza delle parole la riconosci dal suono che hanno.
Soprattutto, non sono eco riflesso.

Certe notti sono fatte così.
Sono fatte per riconoscere.
Per riconoscersi attraverso gli altri sensi.
Per lasciare andare.
E lasciarsi andare.
Come il pappo del soffione.

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[Luca De Simone]