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07 luglio, 2024

...parlo poco...

Sì. È vero.
Parlo poco e faccio poco rumore, nonostante dentro me viva un'infinità di parole costantemente in circolo.
Infinità che abbraccia calcoli, tecnicismi, valutazioni, stime, predizioni.
Che abbraccia il tempo, viaggiando tra i ricordi, il futuro e l'adesso. Anche in un tempo che non c'è e in quello che non esiste.
Che delinea i chiaroscuri delle emozioni che provo, come fossero sponde di un fiume da risalire.
Margini del un sentiero di un cammino.
Margini che sono punti di incontro tra le reazioni del mio modo di pensare e ciò che sento: tra emozioni e sentimento.
In un certo senso, essere una persona altamente sensibile fa di me un viaggiatore viandante. Talvolta il tratto percorso è stancante. Anche questo fa parte del viaggio.
Dopotutto, è la fatica a definire il valore di ogni cosa. Spesso, è una fatica accompagnata dal dolore. Dolore che, per quanto stigmatizzato, null'altro è che la rottura di una parte di me che ha esaurito il suo compito nel sostenermi. Che è trasformazione e cambiamento.
È la forza sprigionata dalla farfalla per uscire dalla crisalide. Quella del muscolo nel trasportare pietre da posare per costruire, o per liberare un sentiero.
Parlo poco, è vero, ma non mi mancano le parole. Anzi. Riconosco la loro sacralità, la loro forza immensa. Quella che giace nelle vibrazioni che le originano. E, sì, riesco a sentirle con le vibrisse della mia anima come luci, colori e scariche di elettricità sulla mia pelle. Dentro la mia pelle.
Per questo posso sentirti ancora prima che tu parli, vedere i tuoi veri colori dietro le parole e i tuoi silenzi.
Parlo poco. Mi prendo il tempo necessario per comprendere fin dove arrivi tu dentro di me. Per capire, tra tutte queste sfumature, dove sono io e dove sei tu. E, sai, le sfumature sono di infiniti puntini microscopici e di universi di colori. Di riflesso, mi domando: "Ed io, fin dove sono dentro te?".
Ed è in quel "noi" che ci incontriamo, spogli di tutto ciò che non serve.
E, sì, lì mi trovi spesso ad accendere lanterne da liberare al cielo, riempite di quella leggerezza distillata e filtrata dalla gravità del mio mondo interiore.
A fare fiocchi di parole, che lego al filo di palloncini e libero al vento.
Mi piace immaginare che arrivino a te come messaggi in bottiglia portati a riva, dal mare, sulle tue spiagge. Perché sono viaggiatore, instancabile pirata dei mari e cercatore di tesori, dai modi burberi e spigolosi. Conosco bene i miei naufragi, la perdita, gli assalti, le furia delle tempeste. Le vorticosità dei gorghi e i mostri marini. Ed anche la bellezza delle notti stellate, il brivido dell'ignoto e la passione dei sogni che gonfia le vele del mio vascello.
Sono silenzioso, è vero, e so che la mia benda sull'occhio tu la possa trovare assurda, anacronistica, antiestetica. Il fatto è che con ciò che dici e ciò che non dici, ascolto comunque le tue confessioni che, di parole, non ne hanno. Questo mi dice già molto di te, ed anche di me.
Voglio capire quanto coraggio tu abbia di avere paura, prima che io apra bocca ed inizi a raccontarti le storie dei miei viaggi, che mi hanno permesso di arrivare qui. Per capire se la tua attenzione sia dovuta solo alla brama di mettere le mani sul tesoro che sto trovando. O solo alla voglia di godere di qualcosa di esotico, di cui farti vano vanto davanti ad un boccale di birra in taverna.
Sì, parlo poco, e non mi aspetto tu comprenda cosa significhi proteggere dalla luce l'occhio al di sotto della benda, affinché possa vedere meglio nelle oscurità. O che tu mi segua nei miei viaggi. Basterà tua presenza a parlarmi di te. Del noi che diventiamo quando siamo accanto. E di tanto altro.
Certo, sarà meraviglioso scoprire che anche tu navighi le acque in cerca dei tuoi, di tesori. E lo sarà altrettanto anche se il mare ti spaventa ed appartieni ad un altro mondo. So per certo che avrai le tue storie da condividere.
Non sorprenderti se dove tu vedi una distesa di onde io veda rotte da seguire. Sono abituato a leggere le mappe e ad unirne i punti. A trovare connessioni.
Parlo poco, rispetto a cosa non si sa, ed un sorriso, un abbraccio e una carezza racchiudono così tante frasi che le parole, dopotutto, non mancano mai.
Come la miriade di pensieri scaturiti dall'impressione di un'immagine fermata nel tempo di un attimo istante.
Ciò che conta è la vibrazione.
Il sentimento che anima.
Che sicuramente puoi amare, ma di cui non puoi innamorarti.
Perché non puoi innamorarti di qualcosa che non conosci.
Puoi solo innamorarti dell'amore che sei.

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[Luca De Simone]