Accogliere e raccogliere.
È tutto qui.
In questa istintiva danza arcana
della natura delle cose;
Danza dagli scatti subitanei, seguita da adagi posati che cullano,
carezze nell'anima, sul cuore.
Dai movimenti inaspettati, imprevedibili,
a quelli in cui entri in sintonia,
riconoscendoli,
perché parte di te.
Di cui ne conosci la melodia da sempre
senza saperne il perché.
Così distendi le ali di luce
nella loro ampiezza che copre l'orizzonte,
e le fai brillare, iridescenti di tutte le sfumature che ti porti dentro.
Che parlano di te.
In cui il tuo racconto non è né giudizio né vanto,
ma un canto.
In quella danza primitiva e ancestrale
in cui semplicemente sei tu,
intero, integro,
senza scissioni.
In quel frammento di tempo
che vale l'eternità di un infinito.
In quella danza così strana,
riservata ai rari,
alle anime antiche,
ai cuori belli e un po' ribelli,
che non temono l'intensità del sole
e nemmeno l'oscurità dell'oblio
perché vedono.
Vedono sempre.
E vedono attraverso.
Sentono sulla loro anima
e danzano insieme a te.
Perché ci si riconosce, sai?
Ci si accoglie e ci si raccoglie,
perché, in fondo,
per quanto possa essere difficile la caduta, la spaccatura e l'abbattimento,
la vita è così forte da continuare a germogliare e ricrescere.
Rinascere dalle stesse radici
con una nuova forma,
in un nuovo tempo,
inesorabilmente.
Passo dopo passo.
Rinascere, custodita e protetta,
in quell'abbraccio meraviglioso
che mostra il senso al tutto.
Che dipinge l'intimo sorriso,
nella brezza dei venti,
fatto di quella speciale leggerezza
di chi vuole vederti spiccare il volo,
affinché persino il cielo
abbia anche quei colori così speciali
per essere visti.
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[Luca De Simone]
