Sei qui, seduto sugli scalini davanti casa a sorseggiare un caffè, con una sigaretta in mano.
Ti scatterei una fotografia anche solo per la curiosità di vedere se i mondi che stai pensando, e sentendo, riuscirei finalmente a vederli anch'io, da qui fuori.
Ti è sempre piacuto stare lì, seduto sui gradini davanti all'uscio, ovunque nel mondo in cui sei stato, e sempre nel tuo tempo, intrecciato quasi come l'ordito alla trama.
Sai bene che questo tuo gesto è così radicato in te da essere ormai un rifugio.
Uno di quei punti panoramici in cui ti dai appuntamento e ti incontri con te stesso, per un tè davanti ai tuoi tramonti alterati.
Un pò come sedersi sulla riva di un fiume, col tuo palmo sulla superficie del fluire, in attesa di ciò che emerge dalle sue acque per incontrarti, affiorando.
So quanto questo tuo sederti sui gradini sia legato a ricordi belli, rimasti impressi così tanto dentro di te che, ormai, ne hai fatto magia.
Ne hai fatto il tuo incanto.
E conosco bene anche le cose che ti hanno fatto male, su quegli scalini. Una ad una.
Vorrei poggiarti la mano sulla spalla per ricordarti che, nonostante tutto, la tua voglia di buono, la tua voglia di meraviglia, è in te più grande di tutto il contro.
Ma non romperò l'incanto: dopotutto, già lo sai.
Lo hai imparato.
E non demordi.
Tutto questo mi fa sorridere. È come se fossi un pesce che nuota tra la realtà ed il mondo sottile, guizzando tra ragionamenti e sentimenti, tra domande e visioni.
Tra quegli infiniti rami che percorri fino a perderti e, al tempo stesso, sondi le radici una ad una per attingere forza da ogni piccola cosa.
E ti viene così naturale che nemmeno te ne accorgi. Forse è per questo che sono qui, ad un passo da te: per vederlo da fuori.
Tu, che adori guardare le cose da dentro, per capire come sono fatte.
Per sentire l'anima che hanno.
Anche quando "dentro" vuol dire dentro agli altri, con la tua empatia.
Forse è anche un pò per cercare di vederti con occhi non tuoi, con la curiosità di vedere come sei fatto e comprenderti.
Di capire quali sono le tue forme.
Tu che sei acqua e non le conosci, da quante ne puoi assumere.
Le cerchi persino in quel caffè, girandolo con il cucchianino nove volte sebbene tu non ci metta lo zucchero, appellandoti con un brivido, inconsciamente, all'oracolo del suo fondo, in cerca di risposte.
In cerca di un indizio.
Di un'intuizione.
E manifestare il tutto aprendo un varco tra l'immanifesto e l'essere reale.
Perchè non sono solo scalini.
Sono ponti tra mondi.
Ti scatterei una fotografia anche solo per la curiosità di vedere se i mondi che stai pensando, e sentendo, riuscirei finalmente a vederli anch'io, da qui fuori.
Ti è sempre piacuto stare lì, seduto sui gradini davanti all'uscio, ovunque nel mondo in cui sei stato, e sempre nel tuo tempo, intrecciato quasi come l'ordito alla trama.
Sai bene che questo tuo gesto è così radicato in te da essere ormai un rifugio.
Uno di quei punti panoramici in cui ti dai appuntamento e ti incontri con te stesso, per un tè davanti ai tuoi tramonti alterati.
Un pò come sedersi sulla riva di un fiume, col tuo palmo sulla superficie del fluire, in attesa di ciò che emerge dalle sue acque per incontrarti, affiorando.
So quanto questo tuo sederti sui gradini sia legato a ricordi belli, rimasti impressi così tanto dentro di te che, ormai, ne hai fatto magia.
Ne hai fatto il tuo incanto.
E conosco bene anche le cose che ti hanno fatto male, su quegli scalini. Una ad una.
Vorrei poggiarti la mano sulla spalla per ricordarti che, nonostante tutto, la tua voglia di buono, la tua voglia di meraviglia, è in te più grande di tutto il contro.
Ma non romperò l'incanto: dopotutto, già lo sai.
Lo hai imparato.
E non demordi.
Tutto questo mi fa sorridere. È come se fossi un pesce che nuota tra la realtà ed il mondo sottile, guizzando tra ragionamenti e sentimenti, tra domande e visioni.
Tra quegli infiniti rami che percorri fino a perderti e, al tempo stesso, sondi le radici una ad una per attingere forza da ogni piccola cosa.
E ti viene così naturale che nemmeno te ne accorgi. Forse è per questo che sono qui, ad un passo da te: per vederlo da fuori.
Tu, che adori guardare le cose da dentro, per capire come sono fatte.
Per sentire l'anima che hanno.
Anche quando "dentro" vuol dire dentro agli altri, con la tua empatia.
Forse è anche un pò per cercare di vederti con occhi non tuoi, con la curiosità di vedere come sei fatto e comprenderti.
Di capire quali sono le tue forme.
Tu che sei acqua e non le conosci, da quante ne puoi assumere.
Le cerchi persino in quel caffè, girandolo con il cucchianino nove volte sebbene tu non ci metta lo zucchero, appellandoti con un brivido, inconsciamente, all'oracolo del suo fondo, in cerca di risposte.
In cerca di un indizio.
Di un'intuizione.
E manifestare il tutto aprendo un varco tra l'immanifesto e l'essere reale.
Perchè non sono solo scalini.
Sono ponti tra mondi.
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[Luca De Simone]
[Luca De Simone]
