"So che lo vedi anche tu questo sole,
così maestoso, accompagnato dai rintocchi del vento
che suona nell'aria il suo respiro.
tu, che del principio di non contraddizione ti fai beffe,
trasformando silenzi rumorosi in colori profumati,
come fai a trovare un posto per ogni cosa?
Qual'è l'arcano ordine di questo caos?
Perchè qui, sai, è tutto un po' un casino.
E quale ne è il senso?
Seduto qui,
davanti a questo tramonto,
so di vedere un tramonto alterato,
che è molto più di come appare.
Un tramonto dall'essenza diversa,
è unico.
Come ogni giorno,
mutato da quel senso di prospettiva
di cui mi hai fatto erede,
ma di cui non conosco i punti di fuga.
Li contemplo lo stesso, sai,
anche se non li capisco a fondo
questi tramonti alterati.
Tuttavia,
cosa speri io trovi nei loro incanti?
Dimmelo, poeta.
Voglio saperlo.
Ti chiedo una risposta...
Perchè della tua piuma di corvo
ne ho fatto una penna per tracciare.
Una penna per volare.
Per donare sollievo e leggerezza.
Ed ho imparato a volare con l'anima.
Ma qui c'è anche la gravità, sai?
Quel peso che schiaccia tutto verso il basso,
compresi i miei passi.
Ed ho fatto del tuo aculeo di istrice
un pennello per i miei dipinti di parole che non trovano parole.
E questo non fa di me un poeta,
oh poeta.
Non lo fa.
Ma la fatica più grande è un altro tuo dono.
E' quella di indossare il mio dolore.
Quel vestito, così pesante,
ornato di graffi e cicatrici,
di lividi e paure...
Eppure, poeta, talvolta,
confesso sia proprio questo vestito
a permettermi di attraversare incolume
certe notti tetre, quelle senza la luna a rischiarare,
passando accanto a briganti e assassini;
di barattare pegno alle ombre
per trovare una via per il mattino.
E, addirittura, incontrare mostri e fantasmi.
Lo sapevi, poeta, che si son tutti presentati per nome,
dopo un saluto ed un abbraccio?
E che è bastata una carezza sul loro cuore
a farmi raccontare le loro storie.
E, parola dopo parola,
li ho visti trasformarsi e recuperare il loro vero aspetto,
quello originario, più distesi.
Lo sapevi che anche tutti loro sono sogni?
Sì, poeta,
come quelli che si trovano nel cielo stellato,
osservati dalle persone che guardano in alto.
Solo che questi sono un pò più grandi,
ingombranti e maldestri.
Più intensi.
Più profondi.
E, in qualche modo, sono stati feriti, traditi, ignorati o dimenticati in questo sottomondo,
sospesi tra il tramonto e l'alba.
In quel battito di ciglia che è la vita intera di una farfalla.
Tu lo sapevi, infingardo, che passando lì
mi sarei sentito come a casa,
senza desiderio di fuggire.
E sapevi anche il perchè.
Non me lo hai detto.
Ma lo sappiamo entrambi.
Ti assicuro, oh poeta,
che ci sono davvero questi sogni quaggiù
e lottano con tutte le loro forze ogni istante.
Difendono la loro stessa vita,
e sempre lo faranno, anche quando non saranno ricordati, e quando non saranno più visti.
Loro danno il massimo per ripulirsi le ali dalla terra che le appesantisce.
Ma certe ferite richiedono luce per sanarsi.
Esattamente come due sguardi per riconoscersi.
E sai, nel cuore della notte
anche la luce e il calore del sole possono spaventare, per la loro intensità.
Te lo posso dire con certezza perchè ne ho incontrati alcuni dei miei, di "mostri",
che, tra l'altro, davo per perduti
perchè non mi ricordavo come fossero iniziati.
Tu sapevi, oh poeta,
alla luce di questo tramonto alterato,
che la stessa parola "mostro"
significa prodigio, cosa straordinaria?
Sì, sono certo tu lo sappia da sempre.
Così come sospetto, conoscendoti un po',
che questo sia l'esatto momento in cui io debba essere
nella mia ruota del tempo.
Per porti queste esatte domande.
Per cercarne la risposta mentre te le sto formulando.
Per vedere.
Per abituare gli occhi a ciò che è fine e sottile.
Per spogliarmi dei pezzi di roccia del mio bozzolo e alleggerirmi.
E l'ironia di questo, di questa analogia,
mi ruba un sorriso,
nonostante tutto.
Vorrei domandarti...
perchè sei così criptico nel parlarmi?
Cosa stai cercando di dirmi con tutto questo?
Cosa c'è in questo tramonto alterato che ancora non ho scorto?
E qual'è il tragitto,
se non essere fedeli alla propria espressione più sincera e limpida, quella più disarmata e disarmante?
Dunque, dimmi, poeta,
è così che viaggi di tramonto in tramonto?
E qual'è la tua meta?
O sei un sogno anche tu?"
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[Luca De Simone]
