C'è tanta dignità nella sofferenza, quella silenziosa. Oltre alla ovvia paura, al senso di ineguatezza, alla rabbia, alla superbia e all'ignoranza.
Occorre molto coraggio per non fuggire via o non voltarsi dall'altra parte, anche se è di gran lunga più facile lasciarsi andare agli istinti, piuttosto di affrontare ciò che spaventa di più, e che fa più male.
È un'enorme sforzo e richiede tanta energia. Fisica, intellettuale, emotiva, spirituale.
Le difficoltà non sono altro che il suono delle trombe che ti chiamano alla battaglia, sul campo.
Intimamente sai che non si tratta di un duello cortese, ma una battaglia di massa.
Intimamente non ti importa di quante personalità costrutte, di quante maschere, scenderanno al tuo fianco, perchè sai che in quella prima linea ci sei tu.
Solamente tu.
Ci sei solo tu, il tuo io più vero, quello più nudo, a poter far qualcosa.
E la prima cosa che puoi fare è cercare di capire chi o cosa ha suonato l'adunata.
«E se la tromba emette un suono confuso, chi si preparerà alla battaglia?»
Devi sapere chi sta preparandosi alla battaglia. Le finte personalità, i finti ego, quello che credi di essere e che non sei...beh... non è fatto della stessa sostanza di chi o cosa combatterai.
Non può reggere il confronto con l'impeto di ciò che avanza ed emerge dal tuo lato oscuro interiore. Ciò è più vero di tutte le finzioni e giustificazioni che porterai con te. Queste ultime, sai bene che ti tradiranno, ritorcendosi contro.
L'unica arma sei tu. Te stesso.
Me stesso.
Solo io posso fare la differenza.
Io a decidere se continuare a sfuggire, rimandando l'inevitabile, o affrontare una volta per tutte ciò che mi attende e smettere di indietreggiare. Smettendo così di perdere terreno prezioso.
E decidendo di andare avanti, sciogliendo fatali nodi e portando il mattino nella notte dell'anima, ma è necessario tu sappia chi sei.
È necessario tu sia onesto con te stesso.
E preparato ad esserlo.
Accettando.
Accettando quella tua insostenibile ed insopportabile leggerezza del tuo "essere".
Accettando di guardarti in faccia allo specchio.
Nudo di tutto.
«Quello da cui scappi non fa che rimanere con te più a lungo.
Quando combatti qualcosa, non fai che renderla più forte.
Non fare quello che vuoi. Fai quello che non vuoi.
Fai quello che sei allenato a non volere.
Fai le cose che ti spaventano di più.»
Quando combatti qualcosa, non fai che renderla più forte.
Non fare quello che vuoi. Fai quello che non vuoi.
Fai quello che sei allenato a non volere.
Fai le cose che ti spaventano di più.»
Nel momento in cui deciderai di cogliere la chiamata alla battaglia, il tuo cuore sarà pronto. La tua mente sarà sgombra da tutti i giudizi. Il tuo istinto ed il tuo spirito sosterrà i tuoi passi con energie che pensavi di non avere. Altro non è che la paura che sta per esser trasmutata in altro.
Energie che invece di disperdersi si concentrano in te allineandosi, unendo tutti i tuoi frammenti in un'unica anima.
In un unico "io".
Sei tu.
Ma non è sufficiente.
Non ancora.
Perchè ancora non sai chi è il nemico, cosa stai per affrontare. Non sai come ne uscirai fuori. Non sai più come sarà il domani.
...
Con coraggio avanzi verso il tuo destino, insieme alla tua anima frammentata e logorata da ciò che non le appartiene.
Lasci la spada e lo scudo a terra, perchè combattere il nemico non fa altro che nutrirlo di forza maggiore. O crearne uno nuovo.
Ed anche se la mente non se ne capacita, il cuore sa che ciò a cui dai vita, poi, lotterà con tutte le sue forze per sopravvivere. Nel bene e nel male.
«...dai loro frutti li riconoscerete...»
Per cui, decidi di scendere nel tuo inferno per riscattarti. Per ritrovarti. Per riaverti.
Ma non prima di esser eroso dal senso della perdizione, da quella irrefrenabile brama di soffocare tutto il tuo dolore con lussuria, cupidigia e invidia. Esse danzano, seducenti e ammiccanti, cercando di incantarti. Cercando di ingannarti.
E, come ne varchi la soglia, inizi a trovare lamenti ed ombre mormoranti che rammentano i tuoi sensi di colpa più segreti, le tue vergogne ed ogni singolo fallimento, cercando di aizzare le fiamme della tua ira e delle tua superbia, incitandoti sempre più a combattere. Ma sai che non c'è arma per combattere ciò che è intangibile, immateriale, immanifesto.
Se riesci a soffocare quelle fiamme, vieni assalito dalla desolazione dell'accidia, con il suo sussurro di pochezza e vanità, con l'intento di farti desistere dal proseguire oltre. Cerca di arrestarti instillandoti fredda arrendevolezza.
Ma se riesci ad esser abbastanza lucido da non perderti, giungerai all'anticamera delle tue stanze segrete, lì dove giace racchiuso il tuo sfidante.
Stremato, con gran parte delle energie prosciugate, attendi, incerto se incedere e aprire quella porta.
Tutto attorno a te c'è ora silenzio.
C'è vuoto.
Fa paura, il vuoto.
Hai paura.
Ti rendi conto che nulla, di ciò che era superfluo, è riuscito a sopravvivere alle legioni affrontate semplicemente passandoci attraverso, verso la tua meta.
È tutto ciò che non sai. È quella voragine immensa in cui alberga il centro di te stesso.
«Perchè tutto questo vuoto?»
Ti accorgi di essere ancora più nudo e disarmato di quello che pensavi.
Hai freddo, dentro.
Persino il corpo fisico accusa i segni di questa battaglia. Perdita di appetito. Il cuore fisico che galoppa come stalloni al galoppo. E tanto altro.
L'unica àncora di salvezza dal tuo senso di vertigine sei tu. È la tua presenza. La tua coscienza .
Sei tu.
Posi la mano sulla maniglia di quella porta e tutto ciò che ha impattato sulla tua anima riemerge con forza inaudita. Gioie e dolori. Tutte e sette le legioni si scagliano su di te con violenza in un solo istante.
«...si coglie quello che si è, non quello che l'altro intende...»
Per questo devi esser pronto.
Per questo devi esser, al tempo stesso, virtuoso in egual misura alla foga con cui questo vortice ti assale.
Tutta l'anima che ti sei costruito ne è in balia.
E si spacca.
«La lucidità si trova nel centro di convulsione,
lì dove la follia viene consumata dall'anima spaccata in due.»
Apri quella porta, ancora abbagliato, stordito, confuso.
Ciò che c'è all'interno, di quelle stanze, ti sorprende, man mano che riacquisti padronanza di te.
Scopri che la tua anima è in pezzi. Alcuni sono andati perduti, altri distrutti, ma ti accorgi che ciò che manca è solo ciò che non è vero, ciò che non è più necessario a sostenerti.
Manca solo ciò che hai posizionato, in passato, nel posto sbagliato.
Nonostante tutto, sorridi, perchè sei ancora in piedi.
E guardi, ora, con occhi puliti. Con gli occhi del cuore.
«È molto semplice: non si vede bene che con gli occhi del cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi...»
Solo così puoi scoprire che all'interno di quelle stanze c'è il tuo io più vero.
Tutto ciò che di prezioso sei.
Tutto ciò che realmente è importante a te.
C'è pace, lì dentro.
C'è chiarezza. Luce.
C'è la sensatezza di tutto ciò che hai fatto seguendo il tuo cuore.
C'è la tua vita, che ti attendeva.
C'è il tuo amore, il tuo a-mors...la tua assenza di morte...l'assenza di tutto ciò che, con il tempo, ti ha ucciso e addormentato lentamente, annullandoti.
Perchè sei molto più di quanto tu pensavi di essere.
E l'hai scoperto seguendo il richiamo dell'universo.
Sei più tu.
Lo stato di necessità, lo stato di crisi, la preparazione, la coscienza, il dolore atroce...ogni cosa ha permesso di capire...
...quello che si è...
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[Luca De Simone]
[Luca De Simone]

