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27 gennaio, 2016

...campana di vetro...

La campana di vetro non serve a proteggere la rosa.

È solo una prigione come tutte le altre.

Forse è anche più pericolosa perchè trasparente.
La campana di vetro cela solo possessività animale, solo che nell'uomo è snaturata ed è sintomo di una paura oscura, ma non per questo meno vera.

E la forza dell'amare ti insegna che la libertà non è un soprammobile.
Ti insegna che qualsiasi cosa, per vivere, crescere e nutrirsi, ha bisogno delle proprie radici.
Che più ne hai cura, più crescerà e maturerà in tutto il proprio splendore.
Se sei capace realmente di amare, non strapperai il fiore dal suo stelo per metterlo in un vaso, ma continuerai a prendertene cura, anche se dovrai bagnarti sotto la pioggia o sporcarti le scarpe di fango.

Ci vuole tanto coraggio per amare.

Ci vuole una vita intera per imparare ad amare sempre più profondamente.

Quando con gli occhi del cuore intuirai la meraviglia per ciò che osservi e per ciò di cui ti stai prendendo cura...
...beh...
...solo allora sarai sulla strada giusta.


Tanto coraggio, ci vuole. Tanta forza d'animo per resistere ai dolori fisici e morali per ciò che di gran lunga è più importante di tali dolori e sofferenze. Coraggio per la risposta alla domanda: "Che cos'è veramente più importante?".
All'esclamazione: "Cazzo, deve esserci di più di questo!".
Ed, ancora una volta, le domande sono molto più potenti delle risposte.
Domande che sono dei veri e propri attimi di intuizione per ciò che già sappiamo, dentro di noi.
La domanda è il dischiudere la noce per carpirne il gheriglio.
Tuttavia la domanda, nata dalla ragione, non può trovar risposte se non "sente" con il sentimento.
Può descriverne forma, colore, consistenza, persino l'aroma, ma non è in grado di poter sapere se quella forma, colore, consistenza ed aroma sarà o meno di proprio gradimento.
Non è in grado di dire: "Mi piace!". Solo il sentimento può confidarlo, ma, prima di allora, la razionalità non può farne tesoro.
Serve equilibrio, come in una pregiata ricetta, in quel punto di incontro tra due universi apparentemente contrastanti.
In realtà sono solo fuori fase, basta solo riallinearli sulla stessa frequenza.
Presenza e coscienza.
Il tuo modo di "essere qui".
Il tuo modo di essere "io".
La strada giusta, in realtà, non è giusta. Giusto e sbagliato sono solo frivole opinioni.
La strada è, forse, la migliore per realizzarti, per risplendere come un sole, per far risuonare alta la vita che alberga in te.

Il problema è che, nel corso delle giornate, raccattiamo tanta di quella zavorra da appesantirci.
Cediamo con facilità libertà. Libertá per cui abbiamo sanguinato per conquistarla.
La cediamo per paura. La cediamo per senso di ineguatezza. Rinunciamo ad essa per il dolce veleno del quieto vivere. Il rischio è quello di morire lentamente ogni giorno di più.
O meglio, di ucciderci lentamente con le nostre stesse mani. Con la nostra stessa accidia.
Noi stessi, nati e vivi per vivere. Noi, che viviamo con un disperato bisogno di sentirci amati.
Noi, che viviamo per amare con tutte le nostre forze.
Però nessuno ci ha insegnato cosa significhi amare, e ci portiamo il retaggio degli errori di generazioni passate e di una società che tutto snatura.
Ma è talmente forte la vita in te che ti viene spontaneo, il provare ad amare.
Alla stessa maniera in cui le tartarughe marine, appena dischiuse, cercano l'oceano.
È il richiamo dell'universo.
È la luna piena del lupo mannaro.
Non puoi resisterla.
Perchè non fa parte del piano materiale.
È l'immanifesto dell'artista che sta per dipingere la tela, o scolpire il blocco di pietra.
Puoi solo assecondarla, questa forza, con i soli strumenti a tua disposizione.
Però, portare qualcosa dal piano immateriale a quello materiale, beh, comporta il perdersi qualche pezzo per strada. Ciò che realizzerai non sarà mai come lo hai sentito o immaginato.
La perfezione diventa imperfezione, suscettibile di entropia.
Esattamente come queste parole, che faticano a contenere le emozioni che sto provando.

Ad un certo punto della vita, quando sei in mezzo all'oceano in balia della tempesta, ti accorgi di un piccolissimo ed insignificante particolare. Di un pensiero così buffo da sembrar ridicolo.
Eppure rimane come un tarlo nel cervello.
"E se invece di portare l'amore qui nel mio mondo, portassi la mia vita in quella dimensione immateriale?".
Un bel cambio di prospettiva. Da vertigine. E molto più complicato, perchè da una parte dovrai sostenerti nel piano fisico, in cui il corpo ha bisogno di nutrirsi e sanguina quando viene ferito. Dall'altra dovrai riuscire a elevare quello che, banalmente, chiamiamo cuore, anima, o che dir si voglia.
È il resistere alla tentazione di cogliere il fiore da terra, sedercisi accanto ed ammirarlo nella sua unica perfezione.
Più lo ammiri e meno desideri turbarlo. Vuoi gioirne del solo sguardo. Vuoi assicurarti che la meraviglia che suscita in te perduri nel tempo che verrà.
E desideri anche che tutto il resto dell'universo ne possa gioire.
Ti riempi di vita con lo stupore che riesce a donarti.
Quello stupore, quella meraviglia, rimarrà sempre come luce nei tuoi occhi anche quando quel fiore non ci sarà più, e la donerai a chiunque incroci il tuo cammino.
Di quel fiore ne ami la libertà, quel suo essere selvatico.
Non c'è spazio per la paura. Quello che senti è più grande e più importante della paura, della razionalità di calcolo, del volere il controllo.

Però c'è chi vede un bel fiore e desidera porlo sotto di una campana di vetro. Ed il fiore accetta, per lusinghe e gelosie.
Per paura di rimanere da solo.
Come cita una poesia, chi ha paura è morto ancor prima di morire.
Per timore di perdere qualcosa che non potrà mai avere.
Perchè ciò che puoi perdere, in fondo, non è mai stato tuo.
Ciò che, forse, è realmente tuo sono la tua vita e la tua felicità. E solo tu puoi decidere di privartene, o di rimettere tale decisione ad un altro. La libertà è l'uso che ne decidi di fare.
È questo a dare un valore alla persona che sei.
E siamo molto di più di quanto ci fanno credere di essere.
Siamo fatti della stessa sostanza delle stelle dell'universo.
Chi vuole metterci sotto una campana di vetro ha solo paura di rimanere da solo, di non essere amato. Non puoi essere in grado di esser graziato dal dono di amare ciò che ti circonda se, prima di tutto, non sei nemmeno in grado di amarti onestamente, senza convincerti di puttanate, senza giustificarti.
Amare é denudarsi e donarsi senza riserve, senza volere nulla in cambio. Non é un compromesso. Non é un baratto di solitudini.
Non é un ricatto di proprietà, di possessi.
O uno scambio di assumptions.
É una linfa che scorre, sangue che pulsa riempiendo le vene. É il brivido elettrico che permea il tuo corpo. É energia.
Puoi adoperarti quanto vuoi.
Ma non puoi comprare l'amore. Non puoi catturare una farfalla e dirti che la ami veramente.
Chi ci isola non rispetta la nostra libertà.
Non rispetta il nostro amore poichè  é troppo pieno di sè.

Ma, a volte, la campana di vetro è così spessa che la tua voce non viene sentita da dentro.
E questo rende tutto più triste.
Per via di quella dannatissima...


...campana di vetro...
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[Luca De Simone]