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25 luglio, 2015

...relatività del bene e del male...

 

«...Sarebbe molto poetico definirmi un combattente, un difensore della fede o un sacerdote del bene del dio del sole.
La realtà dei fatti è ben diversa. Non sono poi così tanto diverso da tutti gli altri avventurieri del regno di Epodor e di tutto il multiverso.
L'amara verità è che sono un soldato. Ogni ideale di bene e giustizia è solo una mera giustificazione, fatta di sangue che imbratta la strada lastricata delle buone intenzioni.
Osservo l'armatura completa che giace qui a terra. E' fatta di ammaccature, deformata dalla violenza, ossidata dal sudore ed arrugginita dal livore del sangue dei caduti sotto la mia morning star. Non è un manto bianco di luce che tutto avvolge.
E' vero, mi ha protetto...mi ha sorretto...mi ha permesso di vedere l'alba del giorno successivo...ma a quale prezzo?
Sono sempre stato un soldato, al soldo delle mie false credenze e con la stessa brama del superbo.
Un bene al soldo del mio stesso egoismo.
Come aver fede in un mondo in cui tutto ciò che esiste viene diviso in buoni e malvagi?
Non riesco a credere che uccidere una creatura malevola sia un atto di bontà.
Come sarebbe andata se fossi nato dall'altro lato della barricata?
Siamo solo miseri umani, di carne e sangue, destinati ad essere angeli e al tempo stesso demoni nei confronti di chi ci circonda.
Ed è tutto così dannatamente insopportabile quando l'inferno, quello vero, lo porto dentro all'anima e non mi da tregua.
Un inferno senza fiamme che logora da dentro. Che divora, inesorabilmente, ogni centimetro del cuore, riempiendo gli spazi vuoti con rimpianti, rabbia e paure.
Siamo soldati. Combattiamo per allontanarci da questo inferno che, ahimè, alberga in noi.
Siamo soldati. Il nostro dovere è esser forti. La nostra virtù è sanguinare. Il nostro peccato?
Desiderare di vivere per assaporare quel briciolo di assenza di morte chiamato amore.
Questa schiavitù umana, soggiogata dagli dèi stessi, dà forse un senso alla libertà, tanto agognata eppur senza forma.
Sono diventato un soldato, con le mie battaglie, ma ora sogno di essere un combattente. Non più un soldato. Proprio ora che, con ogni probabilità, sono già morto e rinchiuso in questa stanza, solo, con ciò che resta delle mie armi e della mia corazza, letteralmente squarciata, alla luce di una candela, mentre scrivo insensatamente, come se fossi un fantasma, le memorie in queste cronache.
Cronache che probabilmente sarò il solo a leggere, nelle stanze della mia anima. ...»
 ["Cronache del Sole e della Luna - Libro I ", Nadir di Damas]
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[Luca De Simone]