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15 giugno, 2009

...cuore e cervello...

Nudo, nel cuore della notte.
Stanco dopo l'ennesima battaglia tra il cuore e la mente, in una loro scaramuccia come quella di due gatti che bisticciano per qualcosa.
Si minacciano prima guardandosi l'uno nell'altro, si acquattano forti delle loro convinzioni, delle loro teorie. Gonfiano il pelo per mostrare ferma la loro posizione, la loro convinzione. Si assaltano, si azzuffano gridando la loro insofferenza e cercando di ferirsi l'un l'altro in un duello al primo sangue, per decidere comunemente, un po' come un duello tra cavalieri, chi dei due avrà ragione.
Cuore contro cervello.
 Un trovatello gatto selvatico e scompigliato.
 L'altro, un gatto di razza, elegante e calcolatore.
Cuore e cervello.

Cuore e cervello che sentono la pressione del giorno che verrà domani.
Una scaramuccia risolta in parità, in equilibrio, con tanta fatica interiore grazie alle mani, alla voce e alla presenza di una fata.
Di fata Morgana.
Sì, fata Morgana esiste, ed è al mio fianco ogni giorno, con il sole e con la pioggia.
Fata Morgana è la mia sposa, ed è tutta la mia vita.

La soluzione, come sempre, è stata "equilibrio", con consapevolezza. Così è.
Raggiunta è la coscienza del subbuglio che mi portavo dentro.

Guardando il tutto un po' più da lontano, mi è più chiaro dove sono, e dove posso mirare i miei passi per raggiungere i traguardi personali. Sapere dove sono mi rassicura, mi aiuta a valutare. Per avere quel briciolo di lungimiranza in più e proseguire con meno timore, con più serenità nelle scelte.

 Epilogo della fiaba.

Ed ecco che i bimbi si addormentano per il lieto fine. Ciò che di speciale c'è, il messaggio, non viene colto dalla prima occhiata, ma si annida tortuosamente tra le righe della fiaba, in maniera cruda, disillusa, talvolta tagliente.

 Ed ecco che rileggendo, andando oltre a "C'erano una volta due gatti...", prende forma lo scenario. Un presente che sembra una favola alla rovescia, contorta. Una realtà formata da una società superficiale fatta di vinti e vincitori, di prede e predatori, di servi e di padroni.
Perché al bimbo non viene detto che il pifferaio magico spinge, per esser stato giocato dal re padrone, i fanciulli di tutto il reame giù dal dirupo dove la notte prima aveva condotto i topi.
Questa è la realtà.
Una realtà cruda in cui i ricchi giocano a fare i padroni con le vite di chi li serve, ignorando però che i ricchi sono tali solo perché gli altri, più o meno consapevolmente, gli concedono di esserlo. Il re ha timore dei servi, per questo cerca disperatamente di controllarli con il pugno duro e con il terrore.

Condizionamento mentale. In millenni di storia della razza umana, questa legge universale è rimasta invariata. A causa della natura dell'uomo.
Sto criticando le classi dirigenti, le multinazionali, che veicolano e condizionano inesorabilmente le azioni degli uomini. Sfruttando la loro ignoranza, le loro debolezze, le loro disattenzioni e imperfezioni umane in maniera a dir poco diabolica.
E' questo a farmi stare male e a preoccuparmi.
Perché amo, spero e desidero il mio futuro insieme alle persone che amo. E nel mio piccolo desidero un mondo migliore. Non più fatto di media e pubblicità che mostrano canoni estetici ridicoli come indispensabili per essere "in" ed essere accettati nella società. Perfezioni finte fatte di cerone, inquadrature ad effetto, collagene, superficialità, in cui per essere qualcuno devi forzatamente scendere a compromessi squallidi. Stanco di pregiudicati che governano il mio futuro. Stanco di una società piegata in ginocchio dalla vecchia guardia. Non trovo giusto che l'errore di qualcun altro pregiudichi o intacchi il mio futuro, ossidando le mie speranze e aspettative.

Un mondo di lavoro in cui tutti cercano la convenienza di un lavoratore da sfruttare, però "con esperienza", e nessuno offre esperienza. Schifato perché su cento lavori, solo uno o due, forse, rimangono ai margini dell'onestà.
E chi tesse le fila da lontano, mette un servo contro l'altro per arricchirsi ancora di più a spese di chi già poco ha. In che modo? Beh, un esempio è il "promotore", ora si chiamano così, ma termine più errato di questo non c'è. E parlo a titolo di esperienza personale.
Contratti che non vengono proposti se il "contatto" (non lo chiamano nemmeno "cliente") ha più di 75 anni, perchè ha più rischio di morire e quindi aumenta il rischio di mancata riscossione nei tempi stabiliti. Ma questo non è che la punta di un solo iceberg in questo mare ghiacciato. C'è la suddivisione delle persone secondo criteri matematici statistici applicati alla psicologia, un'equazione della relatività lasciata in mano ad uno scienziato pazzo.
 La suddivisione delle persone in categorie: positivo e negativo, riflessivo ed impulsivo. Si parla di curva dell'attenzione, del 95% della popolazione che è riflessiva e che il 5% è impulsivo. Questo è un dato di fatto.
 Ma è raccapricciante scoprire che solo quel 5% nutre in maniera costante la multinazionale, il ricco, il politico, la persona priva di scrupoli.

Sì, perchè viene sfruttato proponendogli in maniera subliminale tutto ciò che si desidera. Il "promotore" deve risolvere il contratto in un tempo che va da 1 minuto ai 3 minuti, incalzando il "contatto" con domande mirate e pesate, atte a suscitargli confusione e a coglierlo di sorpresa, sfruttando il suo "io" inconscio ad accettare, senza dargli il tempo di riflettere.
 Mi rifiuto di essere una mera statistica.
Mi rifiuto di far parte del sistema, che raggira chi è debole, e che priva chi già ha poco di quel che ha, per darlo in mano a chi, tranquillamente, già potrebbe vivere di rendita del proprio patrimonio.
Per questo cercherò un altro lavoro. Ma ho comunque tanto amaro in bocca. Tanto amaro in bocca perchè da una parte il lavoro serve, perchè desidero poter crearmi una famiglia con Claudia, tutta nostra, e mi trovo ostacolato dal mondo del lavoro in cui ognuno sembra esser sceso a compromessi disonesti per far funzionare la propria attività.
Non è il modo di fare, non è il modo di vivere.
Desidero un lavoro semplicemente onesto, non esagerato e dignitoso, che mi permetta di VIVERE. E per vivere intendo anche esser presente nel quotidiano delle persone che amo, non solo alla busta paga.

Qualcosa mi inventerò, qualcosa troverò, ma non nascondo che ho paura.
Paura di non sapere ciò che sarà, paura di arrivare a 30 anni e non poter garantire poco più che nulla a colei che sarà mia moglie e madre di mia figlia.
Paura di sbagliare e fallire.
Paura che tutto me stesso non sia abbastanza per loro.
 E tutta questa paura è affaticante.

Desidero tanto aprire un piccolo negozietto di creazioni artistiche, svegliarmi la mattina e andare al lavoro con il sorriso, con la certezza che farò ciò che mi piace, che non ruberò a nessuno, nè raggirerò.
 Desidero dare serenità ai sogni di chi amo.

Farò del mio meglio, tenendo la mia mediocrità e semplicità come onesta medaglia sul petto, cercando di non farmi assalire dalla paura.

 Desidero solo difendere ciò che amo,
 in equilibrio tra...

 ...cuore e cervello...

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[Luca De Simone]