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26 settembre, 2008

...libertà di un sogno chiamato vita...

Mi ricordo che da piccolo una volta sognai di essere una specie di uomo pipistrello. Correvo, mi davo la spinta sulla ringhiera con la gamba destra, poi spiccai il volo.
Volavo. E planavo. Prima alto nel cielo, libero. Poi raso terra, con quella sottile sensazione del mondo che scorre
Incredibile il senso di libertà che provai, a tal punto che come sensazione mi è rimasta tutt’ora.
Quel giorno ero a Sorrivoli, dai miei nonni. Quando mi svegliai volli fare un esperimento. Andai in terrazzo, presi l’ombrellone e lo aprii. Mi aiutai a salire sopra la ringhiera appoggiando una mano al comignolo. Avevo il batticuore nel petto e il sorriso sulle labbra. Tante volte ero saltato da quell’altezza senza bisogno dell’ombrellone, atterrando sulle ortiche e l’erba di campo flettendo le ginocchia. In fondo erano tra si e no poco più di due metri. Sapevo che saltando non mi sarei fatto nulla.
Ma quella volta era diverso.
Era speciale.
Speravo che l’ombrellone mi sostenesse, facendomi planare come nel sogno.
Volevo volare.
Realizzare il mio sogno con le sole mie forze, fisiche e mentali.
Mi domandavo: «E se funziona davvero? Come mi comporterò?»
Sorrisi, e saltai dalla ringhiera nel campo sotto di me, aggrappandomi all’ombrellone.
Atterrai sull’erba come le altre volte.
Non ero riuscito a volare come Mary Poppins o come Fantozzi.
Forse ero riuscito a planare, rallentare la caduta di qualche millisecondo. Ero troppo emozionato per rendermene conto. E passai tutto il pomeriggio a cercare di capire cosa non aveva funzionato. L’altezza del salto? Il mio peso? L’ombrellone di tela che faceva passare troppa aria?
Tuttavia ero contento. Avevo conquistato il mondo. Avevo conquistato un’altra piccola parte di me stesso.
Non ero saltato per noia o per divertimento.
Ero saltato per concretizzare il mio desiderio, realizzando il mio sogno.
E nel mio piccolo lo realizzai.
Perché lo desideravo.
Quell’esperienza mi fece crescere un po’, ma non in altezza o peso.
Mi fece crescere dentro.
Mi donò qualcosa.
Ora, a distanza di anni, quindici o forse più, ne faccio maggiormente tesoro.
Perché oggi, come allora, sono di nuovo su quella ringhiera, con lo stesso sogno dentro al petto, con lo stesso batticuore, ma gli occhi un po’ più maturi. Un po’ più grandi.
Solo che quella ringhiera non è più fatta di ferro e acciaio, questa volta non c’è l’ombrellone, questa volta non mi domando «E se funzionasse davvero?», questa volta il campo sotto ai miei piedi non è fatto di fili d’erba.
La ringhiera fa parte del terrazzo della mia persona, della persona che sono e che con tante fatiche sto costruendo, sto fortificando. È la ringhiera della casa che io sono per me stesso, con tanto di buone fondamenta.
Quel campo ora è il mio presente prossimo. Il mio futuro. Quel campo è la vita stessa. Quel campo è il mio sogno, desiderio e ambizione di uomo e bambino. È la mia meta.
Guardo le mie mani e non c’è più l’ombrellone, né ali di cera come Icaro, né lo zainetto jet dei Jetson. L’ombrellone ora sta comodamente a fare ombra in giardino. Non ho bisogno di un oggetto su cui focalizzare le mie energie. So che non sarà un oggetto a farmi volare. Sono cresciuto da allora, e ora credo in me. Ho fiducia in me.
Nei miei sogni, nelle mie ambizioni. So di potercela fare.
So, come allora, che non è per un mio capriccio che sono in piedi sulla ringhiera.
So che sono qui per un mio desiderio, intenso come quello che più di un anno fa mi spinse a prendere quel biglietto del treno per Forlì.
E non mi sto domandando cosa farò se funziona davvero. So che funzionerà perchè è mio desiderio. So che potrò contare anche questa volta su di me. Che non mi abbandonerò. E come acqua, mi modellerò per crescere e per riuscire.
 
Se ho paura? Un po’. È il timore di ciò che non conosco. Il timore di non sapere cosa sarà.
Ma mi domando: «Cosa è più importante, Luca? Rifletti…» e so che fino a quando non ci provo non saprò mai ciò che non conosco. So che conoscere e sapere posso farlo piano piano affrontando le cose in persona.
So in cuor mio che realizzare il mio sogno, il mio desiderio e la mia ambizione ha molta più rilevanza delle paure, paure che non servono a fermarmi, ma solo a suggerirmi di essere saggio, avveduto, cosciente.
Mi sento pronto.
 
Pronto per dare una svolta alla mia vita. Cambiare città, cambiare lavoro e, se la fortuna vuole, anche trovare una casetta o un appartamentino tutto nostro.
Il viaggio della mia vita nel mio posto nel mondo.
Sapere che posso farcela.
Con le mie forze, la mia volontà. Con il mio cuore.
Sapere che posso trovare un lavoro per le mie capacità e non per raccomandazione.
Entrare ancora più a fondo nella vita e assaporarla ancora di più.
Non dover prendere più quel cavolo di treno. Non misurare più i giorni di vita solamente in fine settimana.
Sono pronto.
 
Pronto, con le maniche già rimboccate, perché so che non sarà una passeggiata.
Pronto, con le mie fragilità e fortezze, ma pur sempre me stesso.
Al 100%.
Con tutto l’amore del mondo, sono pronto.
 
 
…libertà di un sogno chiamato vita…
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[Luca De Simone]