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29 agosto, 2007

...oltre il riflesso...




Mi specchio.
Oltre l’immagine di me riflessa.
Per vedere oltre.
Per vedere attraverso.
Oltre le increspature dell’acqua in superficie.
Fino a sondare le profondità di me stesso.
Ove in passato mi tenevo prigioniero.
Carceriere e carnefice di me stesso.
E guardando quelle stanze di tortura ormai vuote,
rivedo i dolori passati delle mie frustate che uncinavano l’anima,
ma al riecheggiare dei miei passi, silenziosi,
si dissolvono.
Rifletto sulla persona che ero,
sulla debolezza nascosta di un bambino che non voleva arrendersi,
che non voleva cedere,
che non voleva crollare,
che desiderava essere più forte delle sue paure.
Della sua paura di se stesso.
Penso agli spilloni roventi con cui mi penetravo i muscoli dell’anima
per poter mantenere acceso il fuoco della rabbia,
per spingermi a reagire a tutti i costi,
per poter agire per primo e non essere vittima di ciò,
mi rendo conto con la maturità degli occhi di oggi,
che non avrei potuto cambiare.
Aggressività per poter avere il controllo prima che potessero averlo gli altri.
Il grido di chi desidera essere artefice del proprio destino e non sopporta, orgoglioso, che sia deciso da altri.
Seguo questo corridoio fino alla fine, a ritroso, addentrandomi sempre più.
Mi porta in una stanza senza finestre.
Vedo mio padre.
E la visione di quel giorno in cui tutto cambiò.
Non solo per me.
Anche per tutta la mia famiglia.
Mia madre. Mio fratello.
...e penso a quanto quel giorno mi abbia segnato indelebilmente...
A quel giorno in cui cominciai a provare rancore per la falsità delle persone.
In cui, attonito ed esterrefatto, vidi i miei sogni di bambino e tutto il bene che provavo schiacciati e frantumati dal mio eroe preferito.
Un eroe che non era fatto di carta come nei fumetti, ma in carne ed ossa.
Ed io suo figlio.
Il suo bambino.
E la sola cosa che un bambino possiede è tutto il bene che porta nel cuore.
Ricordo il senso di rifiuto dal proprio padre.
Ricordo il rumore sordo in cui il cuore si spaccò, ed io iniziai ad essere diviso.
Tra luce ed ombra.
Ricordo.
E ancora oggi mi domando a chi sarei se le cose fossero andate diversamente.
Me lo domando nonostante io sappia bene che questa domanda non ha una risposta.
Perchè l'amore di mia madre mi ha illuminato i passi, permettendomi di vedere.
Ma oggi non c’è più tormento.
Non c’è più paura del buio.
Né il timore di essere ghermito e inghiottito dalle tenebre.

Fantasmi del passato che non fanno più paura diventano preziosi ricordi di cui fare tesoro.
Insostituibili insegnamenti della vita, nella loro dualità.
Questi corridoi bui li ho conquistati con la mia comprensione,
con tutte quelle piccole certezze che mi sono conquistato con ostinazione partendo da granelli di polvere.
Partendo dalle briciole di quel bambino di sette anni che a lungo ha creduto di essere sbagliato e che il suo bene non fosse abbastanza.
E che si è sempre punito per non essere migliore abbastanza, sempre più.
Con la recondita e inconscia speranza di poter riconquistare un giorno il suo eroe, riposta nella luce.
Con l’arrogante e presuntuoso sdegno, annidato nella tenebra, di voler essere superiore a quell’eroe caduto in non credevo più e dimostrare a me stesso di non essere come lui. Lo stesso rifiuto che da lui sentii.

Dalle profondità di quei meandri e androni tetri mi volto indietro, guardando verso l’alto.
Mi vedo osservarmi e confronto il mio io passato con il mio io presente.
Non posso fare a meno di notare le differenze.
Di notare come in tutto questo tempo io sia cresciuto.
Di quanto solide siano le fondamenta della mia persona.
Di come riesco a reggermi sulle mie stesse gambe per raggiungere i miei traguardi.
Di come abbia imparato ad accettare per cercare di capire, anziché rifiutare e dividermi in estenuanti lotte contro me stesso.
Di come io stia imparando ogni giorno di più ad amare il mio destino, a partire da tutto ciò che è stato, e a desiderare che non sia diverso, perché la vita mi ha sempre tenuto per mano.
Di come ora io stia respirando a pieni polmoni e stia effettivamente vivendo, e non semplicemente sopravvivendo.
Di come io sia fortunato a poter accorgermi di tutto questo e di essere cosciente di me, dei miei desideri e delle mie ambizioni.
Di come riesco ad amare ciò che a me è caro, e a difenderle come posso.
Di come io sia fortunato ad essere qui ed avere la possibilità di amare e di essere amato in maniera incondizionata, senza condizioni, senza compromessi, senza “ma” e senza “se”.
Di quanto io sia innamorato della vita e dei suoi piccoli grandi miracoli, dei suoi piccoli grandi capolavori.
Di come tutto intorno a me mi parli.
In tutto questo, finalmente, riesco a riconoscere me stesso, e in me stesso riconosco l’uomo che ho sempre sognato di essere.

Per questo c’è pace, serenità: perché sono me stesso.
Con i miei pregi e i miei difetti.
Sono io.
Sono me.
Niente più conflitti tra io, me e me stesso, perché ora siamo una persona sola.
Ho conquistato me stesso e me ne sto prendendo cura.
E forse proprio per questo la vita mi ha premiato donandomi Claudia.
Perché ora riesco a guardare in volto la vita, non più cieco.
Perché riesco a sorridere a me stesso e alla vita stessa,
al sole e alla luna.

E penso a quanto sia meraviglioso poter condividere e convivere tutta questa vita che alberga in me insieme alla ragazza che amo e che mi completa, e che, ogni giorno di più, mi insegna ad amare con la semplicità, la felicità e la spensieratezza di quel bambino di sette anni
prima di quel giorno in cui tutto cambiò.
E stando insieme a te è come se quel brutto giorno non fosse mai esistito.
E anche per questo ti amo con tutta la mia vita, con tutto ciò che ho, senza riserve,
con la semplicità di chi si meraviglia ancora guardando il cielo,
Insieme a te vivo la meraviglia di ogni giorno, ogni istante di attimo, come se fosse il primo giorno della mia vita.
Grazie di esistere!


...oltre il riflesso...
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[Luca De Simone]