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29 marzo, 2007

...per tutto il tempo che non c'è...


Con il silenzio di un respiro scendo le scale.
Il lieve fruscio della manica del pigiama che striscia sul corrimano è la sola cosa che in questo momento mi collega alla realtà.
In sordina, provo un freddo brivido che mi percorre, dai piedi scalzi fino alle spalle. Continuo a sentire il brivido, ma dopo pochi istanti fa già parte di me.
Lo sento e non mi da fastidio.
Fa ormai parte di me.
Scendo uno scalino, poi un altro ancora. Senza fretta.
C’è solo una luce ad illuminare tutto quanto: il fuoco del camino, al piano di sotto.
Silenzio.

A metà della prima rampa, mi fermo, lentamente.
Mi accorgo di stringere un po’ più forte il corrimano. L’altro braccio è rilassato, disteso sul mio fianco.
È una vita che percorro queste scale. Le conosco bene.
Potrei scenderle e salirle ad occhi chiusi.
Non mi manca equilibrio. Non vacillo. Eppure la mia mano stringe.

Non so perché mi fermo, ma lo faccio e alzo il mio sguardo verso il cielo, chiudendo gli occhi.
Ora sono cieco, eppure vedo.
Vedo, oltre il soffitto. Nel frattempo mi adagio sugli scalini.

La mia mano, calda, scivola dal corrimano per cercare l’altra, sul mio grembo.
La trova e la copre, condividendo il suo calore.
Provo un altro leggero brivido lungo la schiena, mentre i miei occhi ciechi vedono un bellissimo cielo stellato, terso.
Vedo la luna che splende morbidamente.
Non è piena.
Non ancora.
L’aria è pulita, piacevole da respirare. È fresca. È come qualcosa di nuovo.
Mi piace tanto.

Tutto dorme, assopito.

Solo io l’insonne errante, seduto a metà di una scala nel cuore della notte.
È l’ora della notte in cui posso controllare i miei segreti.
Controllo che stiano bene, che non siano rovinati.
Controllo che non si siano impolverati.
Gioco con loro.
Sorrido con loro.
Piango con loro.
Poi li ripongo con cura in quegli angoli di me inaccessibili.
 

Mi stringo nelle spalle. Mi abbraccio in una penombra che è luce per me, ora.
Inspiro profondamente e apro gli occhi. Poi guardo davanti a me.
Tutto è leggermente sfocato, indistinto...


...per tutto il tempo che non c’è...
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[Luca De Simone]